Il caso del leader dei True Boys, che ha svelato di essere un infiltrato del Napoli in Curva Sud della Juve all’Allianz Stadium di Torino, ha reso la vita difficile anche a tutti quelli che lo hanno seguito in questi anni, accostandosi a lui e ai suoi True Boys. Chi lo ha seguito, è considerato anche gli un traditore. Abbiamo parlato con Alessandro De Amicis ex portavoce del direttivo italiano dei True Boys Juventus.

Ad oggi appartiene ancora ai True Boys?

No, abbiamo sciolto il gruppo il 14 novembre. Avevamo 9 sezioni in Italia. Non parlo di centinaia di persone ma parecchie decine, che arrivavano da Brescia, dal Veneto, da Bergamo.

Di fronte alle dichiarazioni di Bonavita che idea vi siete fatti?

Le spiego: noi al Bonavita, per quanto riguarda i cori contro i napoletani, abbiamo sempre dato ragione, ma abbiamo sempre preferito evitare una guerra fratricida con gli altri gruppi della Curva Sud, abbiamo sempre cercato di calmare le acque. Di tutto il materiale che ha stampato e venduto in Germania, noi non abbiamo visto nulla, ad oggi mi chiedo cosa voglia dimostrare.

Quindi perché uscire così allo scoperto ora?

Perché è stato messo al muro da tutto il gruppo. Noi avevamo già capito le sue intenzioni, quindi uscire sui social con queste dichiarazioni serve solo a coprire il fatto che ormai, intorno a se, aveva creato il vuoto. Non lo seguiva più nessuno.

Lei pensa quindi, che sia veramente un infiltrato degli ultras del Napoli?

Se lo penso? Non credo ad una parola del Bonavita, è tutta una mossa pubblicitaria. Ci sono foto che già lo vedevano in curva della Juve nel 2010, ancora prima che creasse il suo gruppo, che ha dichiarato di aver creato nel 2013, ma a tutti noi invece ha detto di averlo costituito solo due anni fa. Tutto questo con un solo interesse, quello economico, destabilizzando e finire al centro dell’attenzione mediatica. Che lui oggi dica di essere un tifoso del Napoli non lo credo assolutamente.

Per quanto riguarda l’inchiesta “Last banner”, e le dichiarazioni di Bonavita riguardo al fatto che lui avesse accesso ai biglietti tramite il dirigente Alberto Pairetto?

Attenzione, questo è quello che dice lui, noi non abbiamo mai avuto prove che fosse vero, anche perché noi del gruppo italiano non abbiamo mai acquistato da lui un solo biglietto, sicuramente. Essendo io stato amministratore della pagina social dei True Boys Italia e ho visto le richieste di biglietti, e ricordo che un nostro socio si era informato sui prezzi, ma i costi erano largamente più alti, si parla anche 70 euro in più, rispetto al costo originale.

Secondo lei perché i True Boys non hanno mai avuto uno striscione in curva che li identificasse, così come avviene per tutti gli altri?

Noi più volte abbiamo chiesto a Davide Bonavita quando e come saremmo entrati in curva, visto che lui aveva alzato tutto questo polverone attaccando i gruppi come “Tradizione”: non ci ha mai dato una risposta. Da lì abbiamo capito che il signor Bonavita non sarebbe mai entrato. Ha solo cercato uno scontro mediatico con gli altri appartenenti alla Curva Sud. Tutti i suoi post sui social, erano atti a rovinare la curva.

Ecco il comunicato redatto dal direttivo italiano dei True Boys Juventus sezione Italia:

Il direttivo italiano dei True boys Juventus nelle persone di
Alessandro De Amicis
Emanuele Simonetti
Alessia Zardetto
Matteo Giancaterino
Andre De Felice
Congiuntamente alle rappresentanze di tutte le sezioni Italiane, in primis
Brescia Bergamo Cosenza Abruzzo Veneto e Lombardia considerano concluso il percorso di condivisione all’interno del gruppo Tue Boys rassegnando in data odierna le dimissioni.
Tale decisione è stata presa all’unanimità dopo gli ultimi accadimenti e le dichiarazioni, dal quale ci dissociamo totalmente e appresi solo attraverso i social media e non direttamente dal Presidente Davide Bonavita.
Le nostre strade si dividono perché in un momento così delicato e di inaudita repressione verso chi tutte le partite ha dato il suo supporto incondizionato si colori bianconeri, riteniamo sia doveroso unire gli sforzi per impedire l’annientamento della Curva, che in nome del Dio Business qualcuno persegue, anziché rincorrere obiettivi personali.
Si tratta di coerenza, abbiamo espresso già più volte la nostra contrarietà a chi antepone gli obiettivi personali al bene della Curva e non ci tiriamo di certo indietro anche oggi che accade tra di noi.
Non condividiamo guerra fratricida alcuna, ma perseguiamo l’unione per combattere insieme contro chi vuole distruggere l’ultimo baluardo che rimane del calcio, oramai ridotto ad una farsa in nome e per conto dei soldi.
Ringraziamo tutti per la fiducia di questi mesi dove abbiamo messo anima cuore e anche la nostra faccia.
Salutiamo con rispetto tutti e auguriamo buon lavoro.
In quanto a noi, nuove e grandi sfide ci aspettano, per un tifo libero, pulito, unito.