Come da tradizione, l’appuntamento con i congressi dei Democratici è caratterizzato dal trascinarsi di una serie di veleni e lacerazioni che a tutto servono, salvo rendere all’ esterno l’immagine di un PD coeso e sgombro da contraddizioni.
Ma veniamo agli antefatti riportati da alcuni dei protagonisti in conversazioni non proprio private.
Fino all’ ultimo secondo, le candidature in campo sono state quelle di Mauro Maria Marino, Paolo Furia e l’ex sottosegretario Luigi Bobba. Pochi minuti prima della scadenza per la presentazione delle firme a sostegno dei candidati, coloro che avevano manifestato a Bobba il proprio appoggio, con tanto di firme già raccolte, prendono atto della rinuncia del politico vercellese. In un tumultuoso incontro, i sostenitori di Bobba, a quel punto “orfani del candidato” mettono in campo una mossa dirompente, più figlia di meri calcoli e livori personali che di novità.
Decidono di sostenere Furia e di lasciar sfogare il teodem Lepri della sua antipatia personale verso il Senatore Marino.
E così miracolosamente i moduli con le sottoscrizioni a favore di Bobba sembrerebbero siano stati trasferiti ad una impacciatissima Monica Canalis giunta appena in tempo per firmare la propria candidatura. Ma come si sa, le firme “raccattate”, più che raccolte, dovevano essere 250 e, guarda caso, tra i firmatari a favore della Canalis risulterebbero sostenitori di Furia, ad esempio Borioli e Bragantini, e perfino candidati poi nella lista del politico biellese, come ad esempio quella di Alberto Saluzzo, figlio politico di Andrea Stara e che prima delle rovinose elezioni amministrative del 2016 mostrava con sicurezza la convinzione di fare l’Assessore alle Politiche giovanili della mai nata seconda Giunta Fassino.
Non proprio il nuovo che avanza, a giudicare dalla genesi delle candidature, con buona pace di qualche intellettuale o editorialista della domenica che vede Furia e Canalis come angeli salvatori di un PD soffocato dalle grandi “famiglie”. Ma si sa, la presunzione di alcuni è tale che se solo questa dinamiche, se vere, fossero state architettate da quelli con il cognome Laus o Gallo, sarebbe stato etichettato inciucio dei potentati, architettata da altri invece è “accordo politico”. In molti si stanno chiedendo come un personaggio dalla caratura di Gianfranco Morgando, possa aver accettato tale dinamica.
Ma veniamo al dopo.
I due neo giovani candidati, in barba ad una procedura congressuale consolidata per fare esprimere gli iscritti nelle riunioni di circolo, decidono di mettere alle strette Marino chiedendogli di accettare la proposta di non far votare gli iscritti. Le mozioni dunque “chieste con forza dalla base”, decidono di non farla proprio esprimere. Sic.
In ogni modo, la campagna per le Primarie si svolge in modo ordinario, troppo per alcuni, tanto da presumere un flop di partecipazione all’appuntamento del 16 dicembre.
Il risultato lo sappiamo tutti, Marino in testa, Furia secondo, Canalis terza.
Qualche screzio durante le operazioni di voto, specie con la movimentata Mary Gagliardi, coordinatrice del circolo delle Vallette, contemporaneamente membro della commissione che doveva garantire la regolarità del congresso e Dea dei selfie con Furia e Canalis post voto. Un appello a votare Furia il giorno prima delle primarie, non proprio un atteggiamento equidistante da chi siede in una commissione di garanzia. La domenica del voto, un seggio “volante”  proposto dalla Gagliardi, in quel momento in veste di coordinatrice del circolo e allestito in fretta e “Furia” in una pasticceria fa “infuriare” tutti. Tutto regolare dicono, il seggio è stato autorizzato. Anche così fosse,  il seggio “anomalo” ma legittimo e regolarmente autorizzato aperto dalle 8 alle 13 anziché fino alle 20, è sicuramente servito ai sostenitori personali della Gagliardi (così ammette perfino lei in un post comparso per pochi minuti) di poter comodamente votare vicino alla propria abitazione. Risultato: 28 votanti, 26 voti per Furia, 1 Marino, 1 Canalis. Una scienza esatta, che in ogni modo non avrebbe cambiato il risultato.
Veniamo alle ultime ore.
In molti tentano di giustificare come Furia, uno dei massimi rappresentanti del mondo Lgbt, possa stringere alleanza con Canalis, cattodem, apertamente contro il concetto di “famiglie” e Lepri, uno dei senatori che nella scorsa legislatura affossarono il progetto di Legge sulla Stepchild adoption. È vero, in politica tutto è possibile e tale da poter fare somma nell’ Assemblea Regionale PD. Una somma che stravolgerebbe il risultato delle Primarie che, pur evidenziando un risultato minore alle aspettative, ha consegnato a Marino la maggioranza relativa.
Quello che però sottovaluta Furia, è che mentre Lepri nel mare magnum ex renziano era “uno dei tanti” e le sue posizioni erano fortemente ammortizzate per via di una composizione molto eterogenea della componente, il “peso” contrattuale nei suoi confronti sarà fondamentale, anzi, vitale. Un Furia Segretario, dunque, che per diventarlo deve legarsi mani e piedi a Lepri. E questo il deputato teodem lo sa perfettamente. Per lui sarà quasi una “sentinella”(in piedi?) pronto a fischiargli fallo ogni volta che lo riterrà opportuno.
Tutto ciò accade sotto la visione, dicono preoccupata, di Sergio Chiamparino, sostenitore di un accordo unitario.
I maligni dicono che Chiamparino quasi quasi preferirebbe un Segretario dalla caratura politica ancora in embrione, come quella di Furia, per poi essere determinante sulla partita delle Regionali.
In realtà, a Chiamparino servirebbe esattamente il contrario, ossia un interlocutore autorevole, tale da poter fare filtro tra le migliaia di richieste che presumibilmente pioveranno addosso al Presidente della Regione uscente. Inoltre, Furia sicuramente sarebbe un candidato di “spaccatura” e ciò non farebbe altro che complicare in maniera esponenziale il quadro già poco stabile.
Vedremo dunque come andrà a finire.
Certo i due giovani un errore probabilmente lo hanno commesso, scoprire fin da subito le carte e non averne altre da giocare, nonché partire in sordina. E si sa, a fine corsa si è meno lucidi e più stanchi.