Uno scivolone senza precedenti per il governo gialloverde quello sul Reddito di cittadinanza che per colpa di un errore nella legge pubblicata in Gazzetta Ufficiale rischia di veder slittare a data da definirsi l’erogazione dei primi assegni.

Un pasticciaccio forse causato dalla troppa fretta visto che il Movimento Cinque Stelle ha spinto sulle tempistiche dell’approvazione del decreto per far sì che entro la fine di aprile venisse accreditata la quota agli aventi diritto. Insomma, secondo i conti di Di Maio il Reddito di Cittadinanza è la carta da giocare nel pieno della campagna elettorale per la chiamata alle urne del 26 maggio, quando gli italiani voteranno per il rinnovo del Parlamento Europeo assieme alle Regionali in Piemonte e alle amministrative in quasi quattromila Comuni.

Quelle Postepay colme della prima mensilità è il poker d’assi che il ministro del Lavoro vuole calare al tavolo di chi lo accusava di essersi rimangiato le promesse elettorali (vedi Ilva, Tav, Grandi opere…). All-in, insomma.

E invece tutto ha rischiato di infrangersi di fronte all’articolo 2 comma 4 della legge che, come pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 29 marzo, esclude dal calcolo della quota i membri maggiorenni del nucleo familiare, ad eccezione di chi ha presentato la domanda. Insomma, 200 euro in meno per ogni persona con più di 18 anni.

Ma ancora più incredibile è che nei moduli pubblicati sul sito dell’Inps il 2 aprile i maggiorenni sono invece inclusi nel calcolo.

Una confusione da far girare la testa. Come mai nel testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale è scomparsa un’interna frase importantissima ai fini del calcolo del Reddito di Cittadinanza? E come mai la stessa frase riappare nei moduli dell’Inps?

A quanto pare all’origine del pasticcio c’è un errore commesso dagli uffici della Camera e già entro dopodomani la Gazzetta ufficiale pubblicherà la rettifica per corregge il testo e rintrodurre la dicitura mancante.

Insomma colpa dei tanti passaggi che il testo di legge e le successive modifiche hanno fatto tra Senato e Camera da fine gennaio a fine marzo: nel trascrivere il Ddl è saltata l’intera frase, ma nell’ultimo passaggio in aula (il 21 marzo al Senato e il 28 alla Camera) nessuno se ne accorto complice un voto frettoloso per restare nei tempi per la conversione in legge.

Meno chiaro è come mai l’Inps abbia invece proposto nei suoi moduli la versione originale del decreto. Anche qui solo una svista? Ovvero i documenti erano già pronti in anticipo e non ci si è preoccupati di controllare cosa fosse scritto in Gazzetta? Come detto gli uffici sono già al lavoro per la rettifica e Di Maio tira un sospiro di sollievo rispetto alle tempistiche che prevedono entro metà aprile l’esame delle domande consegnate.

«Quando l’obiettivo è solo il consenso l’errore è a portata di mano», commenta il senatore del Partito Democratico Mauro Laus che ha già pronta una interrogazione parlamentare per chiedere chiarimenti: «Forse la fretta, una svista o la misteriosa manina? Sta di fatto che un errore nel testo di legge rischia di far slittare l’assegnotanto promesso. La smania di distribuire soldi prima delle elezioni europee si è trasformata nel solito pasticcio Lega-Cinque Stelle», afferma il senatore Dem.