Domenica 3 marzo, per il sesto anno consecutivo in Piazza San Carlo, torna JUST THE WOMAN I AM, evento di sport, cultura, benessere e socialità a sostegno della ricerca universitaria sul cancro, organizzato dal CUS Torino in stretta collaborazione con l’Università degli Studi di Torino e il Politecnico di Torino. Una manifestazione, a cui parteciperà anche un gruppo “bipartisan”  formato da consiglieri comunali, coordinato dalla consigliera Serena Imbesi del Movimento Cinque Stelle e da Maria Grazia Grippo del Partito Democratico.

Un’iniziativa che vanta il merito di riuscire a dare voce, nell’ambito di un grande evento sportivo, a temi come l’eliminazione della violenza di genere e della prevenzione dei tumori.

Abbiamo chiesto al presidente del Cus Torino, Riccardo D’Elicio,  di darci qualche informazione in più sulla manifestazione in programma a Torino.

Presidente D’Elicio, siamo a pochi giorni dalla manifestazione, quanti iscritti ci sono al momento?

Per ora abbiamo superato i  18 mila iscritti. A 20 mila partecipanti chiuderemo formalmente le iscrizioni . Sul palco faremo salire la prima iscritta alla corsa, la sindaca di Torino Chiara Appendino e il 20millesimo partecipante. 

Quest’anno, rispetto alle passate edizioni, la manifestazione ha una novità. Ce ne parla?

Novità non da poco direi. L’edizione di quest’anno si arricchisce di una giornata interamente dedicata alla prevenzione con visite gratuite offerte dalle associazioni presenti in piazza a partire dalle ore 10 fino alle ore 18 di sabato 2 marzo.  La domenica, sempre piazza San Carlo, si trasformerà in una “palestra” a cielo aperto, suddivisa in quattro aree: attività fisica, ricerca universitaria, prevenzione e supporter. 

Il centro di Torino diventerà un vero e proprio “villaggio della salute e della prevenzione”. Venti associazioni presenti tra cui, la Croce Verde di Torino, LILT –  Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, la onlus Mettiamoci le tette, insieme  in piazza per offrire consulenza e assistenza gratuita a tutti i cittadini. Dal barbone all’amministratore delegato, potranno effettuare test per i tumori della pelle, test contro il fumo, spirometria, chiedere  consulenza a nutrizionisti e professionisti della salute. E ancora, nella mattinata di domani, sabato 2 marzo, in occasione della Tavola rotonda organizzata dalla facoltà di Scienze motorie alla Cavallerizza reale, parleremo di un progetto a cui lavoriamo da anni insieme al sistema Universitario piemontese e cioè alla possibilità che la figura professionale dell’insegnante di educazione fisica diventi formalmente quella di esperto del movimento. Non  si tratta di un banale cambio di nomenclatura ma di aprire ad una rivoluzione culturale che conduca a far lavorare insieme settore dell’attività fisica con quello sanitario. 

Just the woman continua a crescere nei numeri anno dopo anno. Come lo spiega? È una questione di maggiore sensibilità o di semplice passa parola?

Certamente negli anni la gente è diventata più sensibile al tema delle malattie tumorali e alla correlazione tra prevenzione e possibilità di curarsi in tempo. Credo però che, a funzionare sia stato anche il modo con cui abbiamo veicolato i messaggi legati alla corsa. Mentre prima il target era più mirato, donne che hanno affrontato il tumore o che lo stavano affrontando, da qualche tempo si è cercato di far passare il messaggio che tutti sono coinvolti, in qualità di mariti, fratelli, figli…. 

Attraverso Social, campagne, siamo riusciti ad entrare nelle 700mila famiglie piemontesi. A dimostrazione di questo anche il fatto che sono cresciuti anche i gruppi di iscritti: dai 140 delle prime edizioni, siamo oggi a  210 gruppi iscritti alla corsa. Arrivano da tutte le parti d’Italia, addirittura da Montemilone in provincia di Potenza. Questo vuol dire che il messaggio sta viaggiando. Abbiamo tolto il cappello torinese all’evento per metterci quello nazionale.
Non  si tratta più di un evento sportivo ma di un patrimonio della città e d’Italia elemento. 

Al di là del messaggio, qual è a suo avviso l’elemento che rende questa manifestazione diversa, unica?

Credo che la spinta sia data soprattutto dal coinvolgimento dell’intero sistema universitario piemontese sotto due punti di vista: Just the woman rappresenta un esempio virtuoso di come diversi attori sociali del territorio, mettendosi insieme, riescano a muovere e sensibilizzare le masse a sostegno della ricerca universitaria, spesso dimenticata e poco sostenuta e poi perché è una manifestazione che qualifica l’intero sistema universitario poichè
prevede il coinvolgimento diretto degli stessi universitari. Gli studenti della facoltà di scienze motorie hanno infatti la possibilità di fare tirocini durante tutto il periodo di organizzazione dell’evento in ambiti differenti, dalla logistica alla comunicazione, per poi ottenere crediti per il loro curriculum universitario.  Per il prossimo anno l’ambizione è quella di riuscire  a coinvolgere almeno 10 mila universitari, oggi siamo a 1500. 

Dunque lo sport, in quest’ottica diventa collante tra sistema sanitario e mondo universitario?

È proprio questa l’idea. Dobbiamo iniziare a pensare allo sport come a qualcosa di non  rilegato nel cantuccio della prestazioni agonistiche. Oggi lo sport è elemento di formazione dei giovani e farmaco a costo zero in grado di prevenire tante patologie e far risparmiare miliardi alla sanità. Si ratta di un concetto che a noi addetti è ben chiaro, bisogna che ora lo capisca anche la politica. Il Cus Torino è solo un mezzo, uno strumento per arrivare a realizzare questa ambizione.  

Oltre agli addetti ai lavori e ai partecipanti, c’è ancora un pezzo importante di questa manifestazione che non si può non citare, i volontari.

Certamente. Un pezzo fondamentale senza il quale non saremmo riusciti a mettere insieme idee, aspetti logistici . Sono coinvolti oltre 600 volontari, lavorano da mesi in modo appassionato perché credono al nostro progetto. Per questo voglio ringraziarli.