Mercoledì 12 dicembre, presso la Scuola Holden, si è tenuto il terzo dei quattro incontri previsti dal ciclo “Torino 2030 – Sostenibile / Resiliente”. Tema della serata era “Torino Solidale, una città dei diritti” e a confrontarsi con esponenti di varie realtà torinesi impegnate nel sociale c’erano, oltre alla sindaca Chiara Appendino e al vicesindaco Guido Montanari, gli Assessori Federica Patti , Marco Giusta e Sonia Schellino, in un dibattito condotto da Andrea Di Stefano, direttore di Valori.it, realtà editoriale che fa capo a Banca Etica.

Introducendo l’incontro, la sindaca Appendino ha sottolineato la grande responsabilità che investe gli amministratori delle realtà urbane nel programmare il futuro, giacché nel 2030 si prevede che ben il 70% della popolazione mondiale sarà concentrato nelle città, in realtà multietniche dove sarà fondamentale coltivare conoscenza e rispetto reciproci, per massimizzare le potenzialità che possono scaturire dalle differenti culture. Le ha fatto eco Montanari che, in qualità di Assessore all’Urbanistica, ha rimarcato l’importanza di costruire una città “giusta”, che mitighi le disuguaglianze. Per questo il nuovo piano regolatore vuole discostarsi dal modello precedente, che aveva disegnato una città divisa per zone (residenziale, produttiva, commerciale ….) preferendo progettare quartieri a vocazione mista, dove siano presenti realtà diversificate, con particolare attenzione al recupero degli edifici dismessi.

L’ assessore Schellino, che si occupa di politiche sociali, ha ricordato come queste ultime siano un carattere distintivo del capoluogo sabaudo, dove si contano circa 2.000 soggetti tutelati e migliaia di cittadini che scivolano lentamente verso la povertà. Per questo ha salutato con soddisfazione l’arrivo del reddito di inclusione, che rientra nei piani di governo, mentre per quanto riguarda il Comune si prevedono aiuti per il pagamento degli affitti.

L’assessore ha inoltre spiegato la struttura del nuovo Distretto di coesione sociale, che comprende un Polo di inclusione sociale, destinato a essere il primo riferimento per i cittadini in difficoltà, affiancato da Servizi sociali specialistici per venire incontro a esigenze specifiche. Inoltre, i piani di intervento per le nuove povertà, verso i quali sono stati indirizzati fondi di varia provenienza, verranno progettati dal Comune insieme ai vari attori che già operano nel sociale, per valorizzare le esperienze e intervenire più efficacemente possibile.

Una realtà significativa del sociale torinese è senz’altro la Caritas locale, il cui direttore Pierluigi Dovis ha rimarcato l’imperativo di impostare le politiche di sostegno partendo dalle necessità delle persone e uscendo da logiche di mero assistenzialismo ed emergenzialità, auspicando che le politiche sociali non siano un semplice tassello, bensì il motore della costruzione della città futura, per trasformare i poveri da problema a risorsa, attraverso la creazione di opportunità di lavoro.

Di una Torino “capitale dei diritti” ha parlato Marco Giusta, Assessore alle pari opportunità, che ha ricordato alcune delle iniziative intraprese dall’Amministrazione, dal Piano antiviolenza alla Delibera intercultura, preannunciando la prossima campagna che recita “Le razze non esistono, i razzisti sì. E puoi denunciarli”. Sull’argomento è intervenuto Emanuele Russo di Amnesty International, Ong attiva da decenni per la difesa dei diritti umani, per dire che si sta cercando di creare a Torino un polo di alto livello che possa occuparsi di queste tematiche con un respiro internazionale, facendo leva sulla vocazione della città stessa e cercando sinergie con altre realtà locali, prima fra tutte il Cif-Oil, la scuola diplomatica dell’Onu con sede nel capoluogo subalpino.

L’Assessore alle politiche educative Federica Patti ha invece spiegato come il Comune stia cercando di andare incontro alle esigenze delle famiglie con bambini prevedendo l’istituzione di una sorta di “cabina di regia” che possa gestire in maniera accentrata le graduatorie per l’accesso agli asili nido comunali, in modo da evitare duplicazioni e sovrapposizioni delle domande nelle varie circoscrizioni.

In conclusione, la sindaca Appendino ha evidenziato come occorrano risposte complesse per problematiche complesse, che verranno ulteriormente complicate dalle ricadute del decreto sicurezza, che rischia di impattare su iniziative e percorsi già intrapresi e che stavano dando buoni risultato, col rischio di aumentare le situazioni di emergenza.

A questo proposito, ha rivolto un ringraziamento sentito e non formale ai rappresentanti delle varie comunità etniche presenti in città, per la loro preziosa opera di facilitazione dell’inclusione di cittadini stranieri, perché in futuro si sentano essi stessi torinesi, partecipi e protagonisti della costruzione della Torino futura.

foto di Chris Koos