Con alcuni recenti provvedimenti legislativi è stata prevista normativamente la riapertura della cosiddetta rottamazione: per tutti scadenza della domanda 15 maggio 2018. Le novità sono arrivate dopo la conversione in legge del D.L. 148/2017. Si tratta della possibilità di ridurre i carichi pendenti sui contribuenti, per sanzioni e interessi, dovuti al mancato pagamento di tasse e sanzioni; per un Comune, in particolare, si parla di ICI, IMU, e soprattutto multe da codice della strada, ecc.

Il Collegato fiscale DL 148/2017 infatti ha previsto:

  • l’estensione della definizione agevolata dei carichi ai soggetti che sono decaduti dalla precedente edizione, evitando così di penalizzare con l’inefficacia della rottamazione stessa, i debitori che sono incorsi in errori, in disguidi o che non hanno versato le rate per tempo
  • la possibilità di rottamazione dei ruoli affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio al 30 settembre 2017
  • la possibilità di rottamare i debiti relativi ai carichi affidati agli agenti della riscossione dal 2000 al 2016 a condizione che non siano stati oggetto della vecchia rottamazione 2016. La riammissione è estesa anche ai contribuenti che non erano stati ammessi alla rottamazione a causa del mancato pagamento di tutte le rate scadute al 31 dicembre 2016 rientranti in piani di dilazione in essere al 24 ottobre 2016.
  • In sede di conversione del decreto legge è inoltre stata prevista una riammissione in termini per chi non aveva versato le rate 2017 (con la rottamazione precedente).

E’ bene precisare che non si tratta di un condono, in quanto non vengono ridotte le somme dovute a titolo principale (tributi o sanzioni del codice della strada), ma si va ad incidere su interessi maturati, spese di notifica, e soprattutto aggio della riscossione. Insomma, nessun particolare favore o sconto ai tributi per chi non ha pagato (o non ha potuto pagare), ma una riduzione dei costi accessori.

Sono molti i Comuni che hanno aderito: Roma, Napoli, Genova, Palermo, Venezia, Perugia, tra i più grandi. Milano non ha aderito perché, come da dichiarazione ufficiale della sua amministrazione, la riscossione della principale entrata interessata, le multe, procede bene già in bonario e supera il 72% a regime.

E Torino?

A Torino tutto tace. L’anno scorso l’amministrazione rilasciò un comunicato di tipo “moralistico” sulla contrarietà alla rottamazione. Ma sulle sanzioni al codice della strada i moralismi non servono. Infatti, con la rottamazione non è comunque prevista nessuna riduzione della sanzione e nemmeno viene meno il raddoppio della stessa nei casi di legge; si riducono per il cittadino, invece, le spese per interessi e l’aggio per la riscossione, oltre a rateizzare il residuo. Somme, in definitiva, che non hanno impatto sui conti delle città. E SORIS, la società di riscossione? Beh, certo non prenderà l’iniziativa proprio il soggetto che, ad aderire, ci rimetterebbe i ricavi da aggio.

A giudicare dalle prime indiscrezioni sulla riscossione del 2017 a Torino, pare che le cose non siano andate tanto bene. Allora perché Torino, le cui percentuali di riscossione in bonario sono più simili a Genova e Roma che a Milano, non apre alla rottamazione? Proprio quando la Giunta lamenta difficoltà sulle entrate?

Non si sa. Ma soprattutto, il termine per aderire scadeva la settimana scorsa e dal Comune solo silenzi. Se ne desume, quindi, che Torino non abbia aderito, come pubblicato su Il Sole 24ore di martedì 6/2.

Sfuma una opportunità così importante per i cittadini in difficoltà; sarebbe stato bene conoscere le motivazioni alla base di tali scelte e l’impatto (in molti casi positivo) sui conti pubblici e sulle tasche dei cittadini stessi.