Per la candidatura di Torino alle Olimpiadi Invernali 2026 non ci sono solo i paletti messi dai consiglieri di maggioranza Cinque Stelle, ma anche quelli che il Coni sta mettendo alla Città di Torino e alle altre due candidate, Milano e Cortina.

È però il capoluogo piemontese quello a rischiare di più: a quanto pare le tensioni tra i dissidenti e la sindaca non sono passate inosservate a Roma e il Comitato olimpico nel diffondere i requisiti che le città devono rispettare ha anche precisato che deve esserci il si all’unanimità del consiglio comunale alla candidatura.

Il capogruppo del Partito Democratico in consiglio comunale a Torino, Stefano Lo Russo e il segretario metropolitano Pd, Mimmo Carretta, commentano, con una nota che pubblichiamo integralmente, e spiegano che le condizioni poste dal Coni sono più che legittime e che la sindaca Appendino dovrà essere in grado di guidare il processo che porta alle Olimpiadi, altrimenti dovrà lasciar perdere:

“Il CONI ha posto le condizioni che devono essere soddisfatte dalle Città che si candidano ad ospitare le Olimpiadi invernali del 2026.

Tra queste condizioni richiede al punto 4 della sua delibera “l’acquisizione della delibera PIENA e INCONDIZIONATA del Consiglio Comunale delle Città”

Alcune considerazioni:

1) è assolutamente legittimo che il CONI, prima di imbarcarsi e sostenere al CIO qualsivoglia candidatura italiana voglia avere la certezza di non avere pugnalate alle spalle e che pretenda che si passi dal Consiglio Comunale per avere un PIENO e INCONDIZIONATO sostegno a livello locale.

2) Appendino ha finora voluto gestire in piena, totale e arrogante solitudine tutto il processo di candidatura non coinvolgendo di fatto chi le Olimpiadi 2006 le aveva pensate, organizzate e gestite. Ha voluto altresì evitare accuratamente un qualunque dibattito politico che secondo la sua valutazione, sbagliata, l’avrebbe messa in difficoltà. Ha preferito giocare a nascondino, chiamando “papi” da Roma a convincere i ribelli in Sala Rossa che non era in grado di gestire lei (salvo poi sbattere il naso) e ad infilare una furbata dietro l’altra piuttosto che scendere in campo aperto in Città e soprattutto in Consiglio Comunale chiedendo aiuto e costruendo un’operazione politica larga e trasversale che mettesse davanti l’interesse della Città alla compattezza(?) della sua maggioranza del M5S.

Adesso basta, la smetta di giocare ad un gioco più grande di lei e inizi a chiedere di essere aiutata nelle sedi proprie, comprese quelle politiche.

3) il PD ha fatto finora la sua parte, ha deciso di sorvolare temporaneamente sulla modalità con cui si è gestito l’incarico senza gara ad evidenza pubblica da decine di migliaia di euro dato su indicazione di Appendino al candidato del M5S trombato alle elezioni politiche Arch. Sasso, che prima era solo amico di Beppe Grillo, di colpo è diventato esperto di Olimpiadi. L’ha fatto non perchè è fatto da persone stupide, l’ha fatto per non dare alibi e per contribuire alla difficile trattativa che la Città stava conducendo.

4) il PD farà la sua parte in Consiglio Comunale per dare piena attuazione alla prescrizione del CONI consapevole che qui non si gioca tanto il futuro politico della Appendino, peraltro già piuttosto compromesso, ma un pezzo importante del futuro della Città e di questo territorio”.