Il ministro dell’Infrastrutture Danilo Toninelli ritorna sull’argomento Tav, ma con toni differenti a quelli di ventiquattr’ore fa, quando aveva detto che non ci sarebbe stato nessuno stop alla Torino-Lione facendo infuriare non poco i Cinque Stelle che contestano l’opera.

Stavolta, con un post su Facebook, spiega di provare rabbia e disgusto dopo aver letto il dossier, consegnatogli dalla sindaca Chiara Appendino, per «come sono stati sprecati i soldi dei cittadini italiani».

«E’ stato enorme lo sperpero di danaro pubblico per favorire i soliti potentati, certe cricche politico-economiche e persino la criminalità organizzata», scrive, aggiungendo: «Se non lo sapete già, vi dico che la parte internazionale della Torino-Lione in teoria dovrebbe costare complessivamente 9,6 miliardi, suddivisi fra Unione europea al 40%, Italia al 35% e Francia al 25%. Qualcosa, per la verità, si è provato a risparmiare, ma già nel 2007 c’erano importanti economisti e Centri studi che prevedevano una spesa finale tra i 17 e i 20 miliardi di euro. Certificati poi dalla Corte dei Conti francese che, nell’agosto del 2012, indicò la colossale cifra di 26,1 miliardi, citando le ultime stime del Tesoro transalpino. Una enormità! A seguito dei primi accordi, il costo dell’opera risultò particolarmente gravoso per il nostro Paese, malgrado insistano sull’Italia soltanto 12,5 chilometri dei 57,5 del tunnel di base del Moncenisio».
Dati e numeri che il ministro annuncia che finiranno sotto la lente di ingrandimento dei suoi uffici prima di decidere se e come proseguire i lavori della Torino-Lione. Posizione ben diversa da quella tenuta ieri che aveva fatto infuriare i Cinque stelle torinesi pronti a portare la questione in Sala Rossa e a manifestare il loro orgoglio No Tav in tutti i modi. «Sono entrato in questo ministero e vi confesso che su molte infrastrutture mi son trovato a mettere le mani in un verminaio di sprechi, connivenze corruttive, appalti pilotati, varianti in corso d’opera che hanno fatto esplodere i costi negli anni. E’ difficile raddrizzare la barra, ma dobbiamo farlo. Lo dobbiamo ai nostri concittadini e soprattutto alle generazioni future».

«E’ per questo – prosegue Toninelli – che abbiamo avviato una seria revisione progettuale su queste infrastrutture. Perché non si può più fare a meno di una rigorosa analisi costi-benefici. E anche sulla Torino-Lione, come abbiamo sempre detto, saranno gli impatti ambientali, sociali ed economici a dirci se ha senso o meno portare avanti un’opera nata male». «Rifarsi al Contratto di governo significa voler ridiscutere integralmente l’infrastruttura in applicazione dell’accordo con la Francia. Senza preclusioni ideologiche, ma senza subire il ricatto che ci piove in testa e che scaturisce dalle scandalose scelte precedenti. Ecco perché adesso nessuno deve azzardarsi a firmare nulla ai fini dell’avanzamento dell’opera. Lo considereremmo come un atto ostile».

Dunque per ora sulla Tav si dovrà attendere una dettagliata analisi di costi e benefici: «Questo governo, statene certi, ha messo fine alle mangiatoie e ai comitati d’affari. Le opere si fanno se servono ai cittadini, non a chi le costruisce» conclude Toninelli.