Il ministro per le infrastrutture stellari ha capito tutto di come funziona il bel Paese. Per mesi, il buon Danilo Toninelli da Cremona (la provincia in cui è nato nel 1974) ha incassato bordate da destra e da manca, mostrando sempre quello sguardo tra il fiero e l’incupito, con le pupille, dietro le lenti da professore di educazione tecnica, talmente fisse da essere scambiate dai soliti denigratori di professione, per vacuità siderale, anziché per autentica profondità di pensiero.

Una dote che il ministro ha messo più volte in mostra in occasioni pubbliche e in una trasmissione televisiva in cui è imperativo un alto quoziente d’intelligenza per maneggiare con cura modellini plastici. In una di queste il ministro si produsse in una delle sue ormai celebri e rinomate gaffes che fece arrossire persino i suoi aficionados che da quella notte presero a chiamarlo Toninulla.

Ma i primi a sbagliare furono proprio loro. Toni il nulla ha mostrato di essere l’uomo giusto per un Paese in perenne stato di narcosi.

In un’intervista a La Stampa ha spiegato bene come funziona l’uso di un “marchio” in un politica.

Primo passaggio:  impossessandosene fino al parassosismo.

Secondo passaggio: reclamizzarlo fino all’esasperazione.

Terzo e ultimo passaggio: paragonarlo a qualcosa di abietto.

Così il nostro Toni, sempre più dritto, che cosa ha detto in sostanza a La Stampa: è vero, sono cintura nera di gaffe, però non prendo mazzette. Ergo: posso dire e fare qualunque castroneria in nome della mia onestà. Pare che solo in quel momento le sue pupille si siano accese e mosse: avevano scoperto finalmente il nulla.