Era il 6 dicembre del 2007 quando scoppia un incendio, lungo la linea 5 della fabbrica Thyssenkrupp a Torino. Nel rogo muoio sette operai: Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo, Bruno Santino e Antonio Schiavone. Moriranno tutti nell’arco di una ventina giorni.

Il 23 febbraio 2008 il pool della Procura di Torino, guidato da Raffaele Guariniello chiude l’inchiesta. Sei gli indagati. L’amministratore delegato della Thyssen Harald Espenhahn è accusato di omicidio volontario con dolo eventuale.

Il 15 gennaio 2009 incomincia l’appello e 15 aprile 2011 viene emessa la sentenza di primo grado. Espenhahn è condannato a 16 anni e mezzo di carcere. Per gli altri imputati le pene vannoi dieci anni e dieci mesi e i tredici anni e mezzo.

Il 28 febbraio 2013 processo d’appello: cade l’accusa di omicidio volontario, resta quella di omicidio colposo. Espenhahn è condannato a dieci anni, gli altri a pene comprese fra i sette e i nove.

Il 24 aprile 2014 la Cassazione annulla la sentenza e ordina un secondo passaggio in appello. I sei imputati sono colpevoli, ma le condanne devono essere ricalcolate, mentre viene respinta in via definitiva l’ipotesi dell’omicidio volontario.

Il 28 aprile 2015 la Cassazione respinge la richiesta delle difese che chiedevano che il processo non si celebri nel capoluogo piemontese perché secondo gli avvocati non è garantita l’indispensabile serenità di giudizio.

29 maggio 2015 la Corte d’assise d’appello ridetermina le pene: 9 anni e 8 mesi per Harald Espenhahn, 7 anni e 6 mesi per Daniele Moroni, 7 anni e 2 mesi per Raffaele Salerno, 6 anni e 10 mesi per Gerald Priegnitz e Marco Pucci e 6 anni e 8 mesi per Cosimo Cafueri.

13 maggio 2016 la Cassazione conferma le condanne.