Che la scelta di William Graziosi alla guida del Teatro Regio non sia una delle idee migliori è stato ribadito più volte da quando il Consiglio di Indirizzo ha votato il suo nome da inviare al Ministero della Cultura. Una candidatura che verrà proposta a Dario Franceschini, voluta fortemente dalla sindaca Chiara Appendino, ma che ha sollevato più di una critica, soprattutto da parte di chi lavora al Regio.

Non sarebbe all’altezza il 56enne filo grillino, dicono, per diventare sovrintendente al posto del dimissionario Walter Vergnano. Ma se prima erano solo voci – seppur alte e tante – ora ci sono le carte che raccontano la scarsa fiducia che William Graziosi aveva maturato dalle parti di Jesi, provincia di Ancona.

Qui il sovrintendente targato Appendino era amministratore delegato della Fondazione Pergolesi Spontini. Un teatro in cui lavoravano circa una decina di dipendenti, ma che è riuscito ad accumulare un debito di oltre 600 mila euro.

Graziosi in queste ore sulle vicende di Jesi cerca di metterci una pietra sopra, relegandole all’utilizzo di «toni e termini esagerati». Sarà, però se le chiacchiere, come dice lui, «ora stanno a zero», rimangono le carte. Quelle che mostra il capogruppo in Sala Rossa e segretario torinese della Lega Fabrizio Ricca e che pubblichiamo integralmente.

Carta canta, si dice. Sono due lettere. Una è del sindaco di Jesi, datata 31 ottobre 2017, in cui Massimo Bacci in sostanza dice al Graziosi che non può prendere decisioni riguardanti il Pergolesi Spontini da solo.

Scrive Bacci: «Alla luce di quanto deliberato nell’odierno Consiglio di Amministrazione, visto quanto riportato nella bozza del comunicato stampa inviatomi via mail oggi nel primo pomeriggio, mi sembra più che mai opportuno ricordarle e ribadire che qualsiasi iniziativa vorrà prendere, con ricadute sulla Fondazione Pergolesi Spontini, dovrà essere sottoposta all’approvazione del Consiglio di Amministrazione. Reputo pertanto opportuno suggerirle di non stabilire alcun appuntamento con il Ministero Beni e Attività Culturali se non dopo aver informato il Consiglio d’Amministrazione sui contenuti dell’incontro».

La seconda lettera, datata 9 ottobre 2017, invece è del viceprefetto vicario di Ancona, Clemente Di Nuzzo, in cui si parla dei guai del Pergolesi: «Risulta particolarmente elevata e in preoccupante incremento la posizione debitoria della Fondazione», sostiene il viceprefetto vicario che aggiunge che «la consistenza dei debiti rispetto al valore della produzione è in sensibile crescita passando dal 119% del 2015 al 129% del 2016».

Graziosi non arriva da una strada costellata di successi, dunque. È tutto confermato: il sindaco che lo commissaria perché le spese che devono passare sotto il controllo del Comune, mentre la stagione lirica salta e il “Rigoletto” spostato all’anno successivo; le indagini della Prefettura che parla di un patrimonio inadeguato all’1,3% rispetto al volume d’affari.

E ancora: una querelle tra Macerata e Jesi con la prima che fa causa alla seconda in quanto il Pergolesi Spontini avrebbe utilizzato impropriamente per le scenografie della Traviata degli specchi di proprietà del “Macerata opera festival”. E gli stessi grillini marchigiani non fanno i salti di gioia ricordando la vicenda. Come non li ha fatti l’assessore regionale alla Cultura del Piemonte Antonella Parigi e neppure Filippo Fonsatti che ha lasciato la sala al momento del voto del Consiglio di Indirizzo del Regio e ancor più non li hanno fatti Vittorio Sabadin e Angelica Corporandi Musy, che dopo aver votato no a Graziosi si sono dimessi dalle loro cariche.

Non li fa nemmeno Fabrizio Ricca. Per il segretario leghista la «designazione di William Graziosi come nuovo sovrintendente del Teatro Regio non è certo una bella notizia. Tutt’altro. Non poteva andar peggio e a nulla sono serviti gli inviti alla cautela di chi sosteneva che Graziosi sarà pure un nome gradito alla sindaca visto le vicinanze al Movimento Cinque Stelle, ma il suo curriculum non è certo di quelli memorabili».

Continua Ricca: «Di memorabile qualcosa c’è. Sto parlando della sua esperienza alla guida della Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi. Come è noto Graziosi ha dato le dimissioni dopo che era finito dentro le polemiche per un buco nel bilancio che superava i 600 mila euro. Per una struttura che contava una decina di dipendenti. E già questo farebbe storcere il naso a chiunque: mettere alla guida di uno dei più importanti teatri lirici d’Italia (circa 400 dipendenti) una persona che si porta dietro l’ombra di quel disastro economico non sembra certo una buona idea».

«A prova di tutto questo basta leggere quanto scrive il sindaco di Jesi il 31 ottobre 2017, dove viene evidenziata la sfiducia del primo cittadino nei confronti di Graziosi, che viene invitato in sintesi a non prendere iniziative proprie, ma tutto ciò che riguarda il Pergolesi deve passare dal Consiglio di Amministrazione – evidenzia l’esponente leghista – Se questo biglietto da visita non basta c’è la missiva del prefetto di Ancona, datata 9 ottobre 2017, in cui vengono chieste delle verifiche, visto che, scrivono dalla Prefettura, “risulta particolarmente elevata e in preoccupante incremento la posizione debitoria della Fondazione”».

«Ma veramente il Teatro Regio, con i suoi guai e buchi di bilancio (si parla di circa 2 milioni di passivo), ha bisogno di avere come sovrintendente il dottor William Graziosi, che solo pochi mesi fa non era così ben visto e il suo lavoro non era certo così esemplare? Non era meglio valutare altri nomi? Magari qualcuno con più esperienza o che perlomeno che non fosse appena uscito dalla bufera. Graziosi non è certo la scelta che merita Torino e il Teatro Regio. È proprio il contrario di quello di cui abbiamo bisogno: lo dice il suo recente passato, lo dicono le carte», conclude Ricca.

Valutazioni che ora dovrà fare Franceschini, anche se difficilmente ci saranno cambi di rotta, anche se la deputata del Partito Democratico Silvia Fregolent solleva dubbi sulle competenze: «Chiediamo al ministro dei Beni culturali di sospendere la nomina di William Graziosi a nuovo sovrintendente del Teatro Regio di Torino», dice l’esponente Dem.

«Le modalità di scelta del candidato – aggiunge Fregolent – lasciano troppe perplessità sul futuro di un ente lirico prestigioso che non può essere guidato da figure non idonee e sulle quali emergono dubbi su capacità e competenze».