Scusate. Ma siamo davvero alle comiche. Ora scopriamo che la commissione costi benefici per la Tav non è formalmente insediata. Grazie al deputato dem piemontese Davide Gariglio, che aveva chiesto di accedere agli atti, è venuto fuori l’imbarazzante retroscena. Vabbé.

È grave , ma c’è di peggio. Magari, in modo informale e volontario, i commissari stano già lavorando. Fra pochi giorni era stato promesso dovremmo avere il responso. Se gli esperti formalmente incaricati, hanno già studiato il dossier diranno la loro. Altrimenti ci sarà un ritardo. Che lascerà il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, nel suo incontro con la sua omologa francese, il ministro Elisabeth Borne, di lunedì prossimo ancora più solo. Toninelli non potrà dire che quello che ha sempre detto. Che per lui e per il governo – almeno in parte – l’opera non è prioritaria, ma che bisogna aspettare.

Un modo per perdere altro tempo, e forse soldi anche nel caso l’opera dovesse riprendere il cammino anche su un progetto modificato. Ma quello che stupisce di più, nella forma sia chiaro, è quanto viene a precisare il vicepremier Luigi Di Maio. Sono settimane che ci danniamo su questa relazione costi benefici. E oggi Di Maio ci tira fuori la sorpresa. L’analisi non è prevista nel contratto di governo per la Tav.

Questo cosa significa? Possiamo soltanto immaginarlo: la Tav è morta e sepolta e soltanto un miracolo la può far resuscitare. E dircelo subito? Dopo trent’anni di chiacchiere sulla Tav, citando l’Appendino, ancora un po’ di chiacchiere non fanno male. Danno lavoro in fondo, proprio come i cantieri.

E per questo è stata messa in mezzo l’analisi costi benefici con tanto di commissione fantasma. Ma Di Maio con un’uscita che sembra presa a prestito dal teatro dell’assurdo ha tolto l’ultimo velo di ipocrisia. Questa opera non si farà. Sipario. Che risate….