È iniziata puntuale alle 9 l’udienza del processo che vede imputato lo scrittore Erri De Luca per istigazione a delinquere per aver dichiarato che «il Tav va sabotato». Il giudice monocratico Immacolata Iadeluca ha ascoltato le testimonianze di Giuseppe Petronzi, capo della Digos di Torino, Maurizio Bufalini, direttore generale della società Pelt, già Ltf (Lyon-Turin Ferroviaire) citati dalla Procura. Mentre per la difesa sono stati sentiti lo studioso Ivan Cecconi e il presidente del Controsservatorio Valsusa, Livio Pepino. Non è stata ammessa, invece, la testimonianza di Mario Virano, presidente dell’Osservatorio sulla Torino-Lione.
Petronzi ha ripercorso la gestazione del cantiere di Chiomonte, da quando nel 2006 iniziò la delimitazione dell’area: «Da sempre abbiamo constatato inadeguatezza, insufficienza rispetto a quello che avveniva», ha detto.
Secondo i pubblici ministeri Padalino e Rinaudo lo spartiacque è da collocarsi nel maggio del 2013: a partire da quella data, infatti, si sarebbero intensificati gli attacchi non solo al cantiere, ma soprattutto ai danni delle società che operano al suo interno. «Appurammo che non era un’azione spontanea – ha dichiarato Petronzi, riferendosi all’attacco del 14 maggio 2013 – C’era un’organizzazione più capillare anche in termini di comunicazione e vie di fuga».
Molto più interessante il capitolo che riguarda i costi di realizzazione della Torino-Lione: alla domanda dell’avvocato difensore Gianluca Vitale, è stato l’ingegner Bufalini a ricordare come questi siano lievitati di 20 milioni rispetto agli iniziali 143 previsti nel progetto originario. Ha parlato invece di una dilatazione dei tempi Ivan Cecconi, autore de “Il libro nero dell’alta velocità”, che l’ha quantificata in tre anni.
La difesa di De Luca, rappresentata oltre che da Vitale anche dall’avvocato Ballerini, contesta la tesi per cui ci sarebbe una correlazione diretta tra l’intensificarsi degli attacchi e l’irrobustimento delle misure di sicurezza attorno al cantiere, smentita dal fatto che l’appalto per la costruzione delle reti rinforzate risale al maggio 2011, ben prima del «cambio di passo» della primavera 2013.
«Insistono nell’inconsistenza», ha dichiarato De Luca a margine dell’udienza, parlando con i giornalisti. «È un processo un po’ francese e un po’ del ventesimo secolo», ha ironizzato, intrattenendosi con una giornalista francese.
Dal canto loro, i difensori si sono detti parzialmente soddisfatti: «Sono stati precisati alcuni punti che ci interessavano e che dimostrano l’assenza di collegamento tra gli attacchi e il rafforzamento della sicurezza», ha detto Vitale. «La Procura non porta alcuna prova del reato che viene contestato a Erri De Luca, che è l’istigazione», ha aggiunto. L’interrogatorio dell’imputato, che pure doveva essere ascoltato, è stato rinviato alla prossima udienza, che si terrà il 20 maggio.
Fuori dal Palazzo di Giustizia, un presidio durante il quale si sono letti passi dei libri dello scrittore napoletano, come manifestazione di solidarietà.