In modo meno tranchant di Toninelli, ma la sostanza non cambia. Anche perché la Tav è una ridotta sui cui il Movimento Cinque Stelle si sta cercando di compattare dopo i sussulti di queste settimane a livello nazionale.

Così Luigi Di Maio, a Torino per il caso Comital, con 130 operai che rischiano di rimanere senza reddito, sembra dire di voler lasciare una porta socchiusa che in realtà è già sprangata. «Non siamo contrari alla Tav a prescindere» dice ai cronisti per ribadire implicitamente: aspettiamo l’analisi costi benefici.

«I soldi si devono spendere per fare le opere, non fare le opere per spendere i soldi. Un concetto molto diverso da quello visto con la Tav in Val di Susa». Insomma, si cambia registro. Che poi vuol dire con ogni probabilità che l’opera verrà fermata o ridimensionata. Per questo mette le mani avanti con il fronte del sì che vede imprenditori piccoli e grandi in prima fila, schierati contro il Movimento Stelle a causa della Torino-Lione sottolineando che le risorse che il Paese risparmierà non andranno perdute: saranno investite altrove.

«Credo ci sia un grande malinteso, si pensa si vogliano togliere risorse alla città di Torino e alla Regione Piemonte. Questo è sbagliato vogliamo, recuperare i soldi per investirli dove serve». Che questi soldi, se ci saranno, finiranno al trasporto intelligente e sostenibile a cui accenna il vicesindaco di Torino Guido Montanari è tutto da vedere. Anche se Di Maio assicura: «Li utilizzeremo per il Metro 2 a Torino e per rilanciare le infrastrutture in questo territorio che ne ha bisogno».

Intanto dalla Francia il vicepresidente della regione Auvergne-Rhône-Alpes, delegato a seguire i lavori della Tav Etienne Blanc spiega al “Corriere della Sera” che il supertunnel non è in discussione per Parigi, semmai saranno ridiscussi aspetti minori, sulle cosiddette linee di adduzione, cioè le linee che portano alla galleria. Che è quanto ha detto ieri lo stesso Chiamparino in Regione invocando un confronto o in sua assenza un referendum.

«Il punto è il tunnel – ha detto Blanc – questo significa fare o non fare la Tav. E la Francia considera il tunnel sotto le Alpi una priorità. Poi – ha aggiunto – ci sono le vie di accesso, per esempio tra Lione e Saint-Martin-La-Porte».

«La Francia – garantisce il vicepresidente della regione confinante – ha chiesto di scaglionarle nel tempo e di fare alcune modifiche tecniche, ma questo non significa in alcun modo avere esitazioni sul fondo della questione. Per Macron e per i deputati della Regione la Lyon-Turin è un fatto acquisito».