di Vittorino Merinas

Basta scorrere la sua storia per verificarlo. Ogni balenìo di nuovo è per la chiesa un pericoloso nemico. Ed è subito guerra. Nulla le hanno insegnato le sue passate incapacità di cogliere senso e valori dei cambiamenti culturali per permearli con la ricchezza astorica del messaggio di Gesù, che nulla ha della pletora dottrinale ecclesiastica. Permearli non aggredirli, per non doversi poi leccare le ferite, avendo perso un’altra occasione d’essere compagna feconda del cammino dell’umanità.

Ora il nuovo nemico è l’ideologia del gender, dove “ideologia” ha senso spregiativo giacché dà fastidio alla pletora di cui sopra. La dichiarazione di guerra è avvenuta in occasione della Conferenza Internazionale su popolazione e sviluppo promossa dall’ONU nel 1994, che impegnava gli Stati a legiferare per il riconoscimento della parità tra i sessi, riconoscendone l’uguaglianza nei diritti ed eliminando ogni ostacolo alla promozione della donna. L’elaborazione del testo conclusivo della Conferenza scosse papa Wojtyla che inviò al suo presidente una lettera in cui manifestava la sua «dolorosa sorpresa per le innovazioni in esso contenute». «La concezione della sessualità sottesa è totalmente individualista nella misura in cui il matrimonio appare ormai superato… Un’istituzione fondamentale ed universale come la famiglia non può essere manipolata… Il dono disinteressato di sé, il controllo degli istinti, il senso di responsabilità sono nozioni considerate legate ad un’altra epoca. Il diritto di fare liberamente tutto fin dalla più giovane età [è assurdo]». Le lagnanze non incisero sul testo, ma avviarono la lotta senza quartiere alle nuove acquisizioni culturali ed ai relativi diritti. Lotta acuitasi nel tempo ed oggi confermata proprio come guerra da papa Francesco, nel recente incontro con la comunità credente di Baku in Azerbaigian, in risposta ad una domanda postagli. «Tu, Irina, hai menzionato un grande nemico del matrimonio oggi: la teoria del gender. Oggi c’è una guerra mondiale per distruggere il matrimonio. Oggi ci sono colonizzazioni ideologiche che distruggono, ma non si distrugge con le armi, si distrugge con le idee. Pertanto bisogna difendersi dalle colonizzazioni ideologiche». Non è poco sulle labbra d’un papa che fa del dialogo e della conciliazione un elemento portante del suo programma. Contro i distruttori del matrimonio ed i sostenitori dell’ideologica teoria del gender sia guerra!

Ma non sarà la chiesa a crearsi un tal nemico? A ben vedere non si scorgono “teorie“ sul gender, ma studi a livelli alti su fatti reali riguardanti la sessualità. Definirli ideologici e “colonizzazioni” pare esagerato e ingeneroso. Le cause della crisi del matrimonio sono più complesse. Le rivendicazioni di diritti per sessualità non previste dalla dottrina cattolica, hanno radici innegabili nella vita né sottendono capricciosi sfarfallamenti tra “generi” di fantasia. Che sia tempo di accettare senza disprezzare né perseguire coloro che vivono sessualità diverse è chiaro a mentalità non meschine di qualsiasi provenienza. Né sarebbe un delitto educativo insegnare questo rispetto, tutt’altra cosa che promuovere una sessualità dissennata e forsennata. Non è accettabile che l’X e l’Y che determinano il sesso impongano anche ruoli inflessibili ed una sessualità unica e uniforme.

La chiesa oggi avrebbe difficoltà a chiedere, come Paolo, alle donne «di essere prudenti, caste, dedite alla famiglia, buone… sottomesse ai propri mariti… Se vogliono imparare qualche cosa interroghino a casa i loro mariti, perché è sconveniente per una donna parlare in assemblea». Toccherà anche alla chiesa di domani tacere d’aver contrastato ciò che diventerà a tutti plausibile? Perché imbracciare il fucile e sparare, a presunti nemici, verità di fede loro ormai incomprensibili, anziché affrontarne, con lucidità e disarmati, i problemi senza opporvi i soliti “No!” assoluti? Si tratta di problemi sofferti di vita quotidiana, nient’affatto frutto di ossessioni di femministe assatanate, riconosciuti ed affrontati da organismi pubblici internazionali e già oggetto di legislazioni. La chiesa esca finalmente dal suo bozzolo di principi astratti. Non si rannicchi in trincee dogmatiche a fronteggiare mulini a vento, mentre il presunto nemico prosegue ormai il suo cammino ignorandola. Si confronti senza accuse e condanne preventive. Non è da Francesco dichiarare guerre. Ritorni ai suoi metodi non bellicosi e calmi gli scatenati che lo circondano. Ha appena detto ai frati Agostiniani: «Siamo chiamati a creare, con la nostra presenza in mezzo al mondo, una società capace di riconoscere la dignità di ogni persona». Aggiunga “anche i diritti”, magari al momento indigesti allo stomaco ecclesiastico. Tutti hanno il diritto di essere se stessi.