Federica Patti è sempre più sola. Come se non fossero bastata la tirata d’orecchie della sindaca quando l’assessora all’Istruzione non fu in grado di riferire in Consiglio comunale il numero dei bambini non vaccinati che frequentavano le scuole torinesi. Quel giorno Appendino pare che mise sotto il naso della Patti i titoli dei giornali sulla vicenda.

Ora però il colpo di grazia arriva dai consiglieri della maggioranza pentastellata. Già, sono loro che voltano le spalle all’assessora sul nuovo bando di gara per le mense scolastiche.

Chi ha vinto propone pasti da 3,99 euro. Un ribasso che ha scatenato perplessità non solo all’opposizione, ma anche ai M5s. Non basta lo spot di Federica Patti, che nel suo intervento dice: «La qualità dei prodotti è più alta del bando precedente». Sarà.

«La qualità dei prodotti è molto dettagliata – ha spiegato Patti – Il bando precedente prevedeva già una qualità alta. Per aumentarla sono stati introdotti pasti biologici, 100% di pasta, riso e pane bio, olio extravergine, certificazioni avanzate dal punto di vista merceologico sul pesce».

Per l’assessora «il ribasso non vada visto localmente nella città di Torino, ma nell’ambito di strategie di aziende sul mercato nazionale. Solo su due lotti, ha affermato, la Città ha voluto chiedere precisazioni e approfondimenti per verificare la congruità delle tariffe offerte».

È sicura:«Il bando è molto stringente quindi la Città può controllarne in maniera e precisa e puntuale le applicazioni, inoltre sono state in primo luogo ricostruite relazioni con i committenti ma anche recepite criticità legate a commissioni mensa e ai pasti con la modifica di alcuni menù. Da settembre sarà esteso a tutte le scuole un nuovo strumento on line per le commissioni mensa che consentirà alla Città di risolvere in modo efficace eventuali problemi sul gradimento dei pasti. Sono stati introdotti progetti pilota per mensa fresca, introdotti menù regionali, elaborati progetti di educazione alimentare, collaborazioni con Slow food e avanzate collaborazioni con l’Università sul tema del pasto domestico. E si sta lavorando per ridimensionare le tariffe».

Il consigliere del Partito Democratico Enzo Lavolta alcuni giorni fa aveva denunciato: «Una gara che avrebbe dovuto privilegiare offerte di qualità si è ridotta ad una mera competizione tra chi offre meno».

Adesso Lavolta il Sala Rossa avverte l’assessora: «Il costo del menù oggi è di 4,88 euro, risultato di una gara di qualche anno fa. Lei, assessora, cavalcava allora, nel comitato genitori, le critiche all’amministrazione Fassino. Negli ultimi due anni, da quando lei si è insediata, assessora, è cresciuto da 2000 a 8000 il numero delle famiglie che hanno deciso di non avvalersi del servizio di ristorazione scolastica. Nel corso di molte Commissioni consiliari le abbiamo segnalato quali erano le preoccupazioni di cui lei doveva farsi carico nel predisporre il bando e in particolare: la revisione del sistema tariffario, un percorso condiviso per las formulazione del nuovo bando e un’azione di informazione delle famiglie sulle regole della corretta alimentazione».

È a rischio la qualità. «Con questo bando, siamo scesi a 3,99 euro a pasto. Non sono un frequentatore del Mc Donald’s, ma credo che neppure queste catene riuscirebbero a praticare simili prezzi. La settimana scorsa ho chiesto di accedere agli atti per conoscere quali sono le richiesta fatte alle aziende. La avverto che la riterrò responsabile dei problemi di qualità che dovessero emergere, e dell’eventuale mancato recupero delle famiglie che andavano riconquistate alla mensa scolastica. Lei non ha accettato neppure di intervenire sugli impatti occupazionali, cosa che abbiamo fatto noi».

Lo scrivevamo all’inizio: Patti è rimasta sola. La rottura definitiva è racchiusa nelle parole del consigliere Cinque Stelle Federico Mensio. Frasi che creano un precedente. Per la prima volta i consiglieri della maggioranza attaccano pubblicamente un esponente della Giunta Appendino.

Afferma Mensio: «La preoccupazione è vedere questo ribasso del 20% sul pasto veicolato che temo ricada sui lavoratori o sulla qualità del pasto. Se l’azienda accetta minori introiti è una sua scelta. Noi nella nostra funzione di controllo vigileremo assieme agli altri gruppi sui livelli occupazionali. L’abbandono di questi anni è sul pasto veicolato. Io non credo che per un euro in più, a fronte di una qualità eccezionale, le famiglie rinuncerebbero: c’è forse anche un problema di gradimento del pasto. Che succederà se ci saranno ricorsi e sospensive? Non ci saranno interruzioni nella continuità del servizio? Ci rassicuri, assessora. Sul bando: perché sulla parte tecnica tutte le aziende hanno avuto il massimo punteggio? Forse le richieste erano troppo blande. Per esempio perché la richiesta dell’extra vergine d’oliva biologico ogni due mesi? Si poteva chiedere di più? Perché non puntare un po’ di più sul biologico? Per esempio la frutta: cosa significa biologica o “in alternativa” da produzione integrata? Sono costi e prodotti diversi. Abbiamo un po’ di preoccupazioni, assessora, mi auguro che il pasto torni ad avere qualità altrimenti continueremo a perdere famiglie. Vorrei chiarezza sui lavoratori, sulla qualità dei pasti e sui possibili ricorsi».

Al dibattito ha partecipato anche Osvaldo Napoli di Forza Italia, che in primo luogo dice di aver avuto «piacere nel sentire il consigliere Mensio del Movimento Cinque Stelle affermare le criticità e i dubbi in una gara così rilevante. È la prima volta che capita ed è un rilevante fatto di democrazia».

Per quanto riguarda le mense «l’aggiudicazione della gara sotto i quattro euro a pasto incentiva la fuga degli studenti dalle mense; è un valore troppo ridotto ed è sinonimo di bassa qualità. Altre Amministrazioni comunali hanno adottato soluzioni alternative. Un bimbo su cinque ha lasciato il servizio, un fatto grave. Le mense sono sempre più povere e invece la salvaguardia al diritto della qualità dei pasti doveva essere mantenuto».

Si corre un grave rischio per Eleonora Artesio di “Torino in Comune”: «Assessora lei ci dice di leggere il bando, ne avremmo però voluto discutere con l’Amministrazione i principi ispiratori. Non sarebbe stato bene ragionare in Commissione sulla media dei costi dei pasti presso altre Amministrazioni o ragionare sulla platea alla quale il servizio si rivolge? E ragionare su come affrontare gli abbandoni a favore del pasto domestico e come recuperare le famiglie, sia per la qualità educativa del tempo-mensa, sia per la tutela occupazionale dei lavoratori? O discutere se non fosse possibile sostituire certi requisiti apparentemente stringenti con altri? Ad esempio la sostituzione delle lavastoviglie o l’utilizzo degli abbattitori per il riutilizzo del cibo non utilizzato, che a Novara è possibile e a Torino no, a causa della loro mancanza. Leggere il bando ora è tardivo.

Oggi siamo di fronte ad un grande rischio: l’incrocio tra il diritto al pasto da casa e la possibilità di nuovi abbandoni della refezione scolastica causati dal timore che da domani la qualità dei pasti sarà inferiore a quella attuale. Occorre ricostruire il rapporto con l’utenza. Bisogna parlare e spiegare con iniziative pubbliche il valore della refezione, non limitandosi a replicare di volta in volta agli articoli che escono sui giornali con una difesa d’ufficio, non convincente. Serve coerenza: se si afferma che la refezione ha un valore educativo bisogna anche spiegarlo con campagne pubbliche. E poi riprendiamo in mano la leva economica, anche se non è l’unica ragione dell’abbandono, per esempio abolendo la quota fissa di iscrizione».

Per Deborah Montalbano del gruppo “Uscita di Sicurezza” «Gli obiettivi erano due: la riduzione delle tariffe e una maggiore qualità dei costi. Entrambi non sono stati raggiunti. Oggi ho parlato con alcune maestre e operatori scolastici e il giudizio sulla qualità è negativo; non è stata tutelata la qualità. L’anno prossimo i bambini arriveranno sempre più con il panino da casa, anche perché una famiglia monoreddito non è in grado di far fronte a costi così elevati. Le responsabilità stanno nelle scelte politiche di questa maggioranza incapace di individuare delle priorità sulle quali concentrarsi per attuarle. Assessore, lei non ha delle colpe dirette sulla gestione della vicenda, ma le assicuro che le 8.000 famiglie non più aderenti al servizio mense non potranno che aumentare».

«Stiamo parlando di una delle gare più significative e impattanti nel Bilancio del Comune – evidenzia Francesco Tresso di Lista Civica per Torino – e per un servizio di tale peso si sarebbe dovuto porre una maggiore attenzione alle caratteristiche del bando. Nei criteri di aggiudicazione ha inciso in modo eccessivo il 30 per cento appannaggio dei soli criteri economici, e l’aggiudicazione con il massimo ribasso ne è la dimostrazione. Una quota ancora maggiore del 70 per cento riservata ai criteri tecnici avrebbe potuto garantire standard qualitativi più elevati».

L’ultima parola è toccata alla Patti che ha parlato di promozione della cultura della refezione scolastica e ha ricordato che le tariffe passate da 5,50 euro a 7,50, oltre alla tassa di iscrizione al servizio di ristorazione, tra il 2013 e il 2016 abbiano «destabilizzato l’utenza».

Si chiude così, con il consigliere M5s Antonio Fornari allontanato dal presidente del Consiglio Fabio Versaci, che non ci pensa due volte a indicare la porta al collega di partito, per un comportamento non certo degno della Sala Rossa.

Ma da oggi è la Patti quella più vicina all’uscita…