Chiara Appendino risponde per le rime a chi ha scomodato addirittura il muro di Berlino nel paragonarlo ai jersey utilizzati per mettere in sicurezza l’area del mercato di libero scambio dietro Porta Palazzo, dopo che i residenti avevano chiesto più volte l’intervento dell’amministrazione, stanchi della situazione di illegalità.

Per la sindaca di Torino paragonare al muro di Berlino i blocchi di cemento dimostra solo ignoranza storica. E lo dice in Sala Rossa, durante il consiglio comunale, spiegando che si è trattato di un intervento precauzionale, teso ad evitare che i venditori abusivi tornassero ad occupare la zona di San Pietro in Vincoli e Canale Molassi.

«I blocchi di cemento utilizzati, nella narrazione di alcuni sono diventati dei muri – spiega Appendino – Finché, parlando di muri, si evoca la figura di Trump, credo rientri nella normale dialettica politica. Quando però si arriva a tirare in ballo il muro di Berlino, protagonista di una stagione estremamente buia dell’Occidente, allora ritengo sia un po’ diverso per la manifesta ignoranza di pagine di storia estremamente delicate e che andrebbero maneggiate con molta cura»

Ha continuato la sindaca: «Quello del libero scambio è un tema complesso, che va affrontato con la ragione e il confronto. Affrontarlo con superficialità e posizioni anche ideologiche, con vuote petizioni di principio, non è la strada giusta: si rischia di scadere nella retorica eroica e non fa bene a nessuno».

«Questa esperienza, per continuare, doveva rientrare nei parametri della liceità – dice Appendino -. Ritengo non possa esistere realtà, per quanto storica, che venga meno alle regole dello Stato, della Città e del vivere civile».

«Per questo c’è stata una progettualità complessa e condivisa che credo stia funzionando anche se c’è ancora molto da fare. Sono profondamente convinta che il mercato del libero scambio in quanto tale debba rimanere parte della tradizione di Torino, vogliamo che continui a crescere a vivere. Nessuno lavorerà mai per cancellare il libero scambio – conclude -, anzi il nostro obiettivo, e l’intervento andava in questo senso, è restituire dignità a chi lo anima fornendo servizi e un luogo adatto per l’esercizio del commercio nel perimetro di regole condivise».