Leggevo ieri mattina le interessanti riflessioni della sociologa Chiara Saraceno a proposito della manifestazione del Primo Maggio, un appuntamento che in una città come Torino ha sempre rappresentato una sorta di radiografia sullo stato di salute del mondo del lavoro. Osservava, Saraceno, come nel corso degli ultimi due decenni il colore della fotografia della piazza sia mutato, virando progressivamente dal blu degli operai al bianco degli addetti del terziario. All’orizzonte un colore non ancora definito, anche perché chi lo indossa fatica a riconoscersi nelle forme organizzate tradizionali: è il colore dei lavoratori della gig economy, atipici, precari, finte partite iva. In una parola, gli sfruttati del terzo millennio.

Una realtà ben presente anche nella professione giornalistica, dove le centinaia di redattori mandati a casa nell’ultimo decennio con prepensionamenti e licenziamenti sono stati sostituiti da collaboratori pagati (poco) a pezzo. E questo non è il solo elemento ad aver modificato il settore, mettendo a rischio le basi di una stampa indipendente. Se la crisi dell’editoria non è ancora finita, il “ricatto occupazionale” – ossia il timore di perdere le proprie sempre più fragili posizioni – ha iniziato a produrre ulteriori danni, ponendo le basi per una divisione tra le persone. Da una parte chi dall’interno delle redazioni vede i collaboratori come una minaccia al proprio posto di lavoro, dall’altro chi da fuori considera sempre più spesso i diritti acquisiti di chi è assunto come un privilegio.

E’ una dinamica comune a tutti i settori del mondo del lavoro, e tuttavia nell’informazione rischia di produrre danni ancora più gravi, perché rende i giornalisti più fragili e con questo più forte il rischio che l’informazione possa essere inquinata dalle pressioni di gruppi politici ed economici. Per tenere la schiena dritta non servono soltanto qualità morali, ma anche condizioni economiche e normative che lo permettano. Da questo punto di vista, un’ulteriore minaccia è rappresentata dalle iniziative annunciate dal Governo che, riducendo le forme di sostegno all’editoria, non farà che aumentare i disoccupati.

Poi c’è un ulteriore problema e cioè la diffidenza dei più giovani, che sono spesso anche i più sfruttati, ad avvicinarsi il sindacato. Da qualche anno uno strano morbo si è diffuso nella società: ha convinto le persone – meglio se in condizione di ricatto o sfruttamento – che il solo modo per difendersi sia l’agire solitario. Che la rivendicazione collettiva dei diritti sia inutile o, peggio, dannosa. Non importa che secoli di storia dimostrino il contrario, non importa che non esista al mondo conquista nel campo dei diritti sociali o civili che non sia stata frutto di un’azione collettiva. Questo è lo spirito del tempo.

Uno spirito che insieme dobbiamo, invece, contrastare. Fa bene Chiara Saraceno a metterci in guardia dal rischio che tra una decina di anni la piazza del Primo Maggio possa essersi svuotata, perché non vi saranno più lavoratori che si identificheranno dietro a quelle bandiere. E’ un monito che va ascoltato, anzitutto dal sindacato che deve impegnarsi ancor di più per dare rappresentanza a chi non ce l’ha, per rafforzare la solidarietà tra le persone.

Per questo il sindacato dei giornalisti sarà in piazza il Primo Maggio a Torino e poi il giorno successivo a Trento alla manifestazione per la giornata Mondiale della Libertà di Stampa. Ci sarà non come gesto rituale ma precisamente per dare il suo contributo a rafforzare un’idea antica quanto indispensabile: soltanto uniti si può vincere. Il sindacato si può o si deve migliorare, ma non esiste nessuno strumento migliore del sindacato per difendersi.

Dunque, per chi ci vuol fare compagnia, l’appuntamento è alle nove in piazza Vittorio Veneto, come sempre davanti al bar Elena, che se non c’è il sole almeno ci scaldiamo con un caffè nero bollente.

E buon Primo Maggio a tutti.

*Stefano Tallia, Segretario Associazione Stampa Subalpina

 

“Lavoro, diritti, stato sociale: la nostra Europa” è questo lo slogan del Primo Maggio 2019 a Torino. La Subalpina sarà presente anche quest’anno con una sua rappresentanza e con il suo striscione al corteo del 1° Maggio, organizzato da Cgil, Cisl e Uil. Per tutti i colleghi appuntamento a Torino, in piazza Vittorio Veneto (davanti al Caffè Elena), mercoledì 1 maggio, alle 9; corteo lungo via Po, piazza Castello e via Roma; arrivo in piazza San Carlo intorno alle 11, dove a nome di Cgil, Cisl e Uil interverrà Gianni Cortese, Segretario Generale Uil di Torino.