Nuova crisi nel mondo del lavoro in Piemonte. Stavolta a lanciare l’allarme i 103 dipendenti della multinazionale americana Arca Technologies, con sede a Ivrea e Bollengo, per i quali l’azienda, lunedì pomeriggio, ha avviato le procedure di licenziamento. Nonostante gli ultimi due esercizi finanziari non risultino in perdita, la società ha presentato un piano di ristrutturazione per ridurre il proprio organico, attualmente composto da 282 lavoratori e undici dirigenti.  Il taglio annunciato prevede che restino a casa 102 addetti e un dirigente, più di un terzo della forza lavoro.

Quali sono le azioni che la Regione intende mettere in campo per salvare questi posti di lavoro e gestire la crisi aziendale? È quanto hanno chiesto la consigliera Francesca Frediani (M5s) e il consigliere Marco Grimaldi (Sel) alla Giunta regionale, nel corso della seduta di questo pomeriggio del Consiglio.
Immediata la replica dell’assessore alle Politiche sociali. Augusto Ferrari che ha risposto alle due interrogazioni per conto dell’assessora al Lavoro Gianna Pentenero. «L’assessorato al Lavoro si è attivato ed è in contatto con l’organizzazione sindacale Fiom-Cgil che rappresenta i lavoratori e con i Comuni coinvolti. In particolare è previsto un incontro con istituzioni, sindacato e lavoratori presso il Comune di Ivrea il 4 aprile. L’assessorato contatterà anche Arca Technologies per valutare possibili soluzioni della vicenda con l’obiettivo di salvaguardare sia il mantenimento dell’occupazione sia la presenza sul territorio dell’azienda».

Quattro anni fa, Arca, aveva acquistato Cts e Cts Cashpro, aziende nate dall’iniziativa di un gruppo di ex dipendenti Olivetti, sviluppatesi poi nel Canavese con prodotti per l’automazione bancaria e per contare e gestire il denaro. L’estate scorsa, i primi rallentamenti del piano di sviluppo, con il ricorso per un periodo ai contratti di solidarietà, un giorno a settimana. La decisione di ridurre l’organico, nasce a quanto riferisce l’azienda, dal fatto che agli importanti investimenti compiuti nel settore ricerca e sviluppo negli ultimi tre anni non è corrisposto un livello di vendite significativo.

Il mercato non ha assorbito i nuovi prodotti nella misura prevista. Di qui l’esigenza di riallineare la produzione rispetto ai prodotti e ai mercati che si ritengono redditizi e ad alta crescita per ritornare a una posizione finanziaria stabile che permetta  di continuare a investire, mantenendo in Italia il centro di eccellenza per ricerca e sviluppo.