Il Procuratore capo di Torino, Armando Spataro, non ci sta. Le notizie degli ultimi giorni dove si fa intendere che in Procura esistono “strutture parallele” secondo il procuratore sono prive di alcun fondamento.

Lo spiega Spataro con una nota: «In questo periodo, inclusa la giornata odierna, continuano ad essere pubblicati su vari quotidiani, soprattutto nelle pagine dedicate alla cronaca cittadina, vari articoli dedicati ad una complessa inchiesta da tempo avviata in questo ufficio».

«Tale inchiesta – aggiunge Spataro – dopo lunghe e delicate indagini, è pervenuta alla sua fase conclusiva con notifica alle parti interessate (tra cui appartenenti alla polizia giudiziaria ed un avvocato) dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari ex art. 415 bis c.p.p., emesso il 18 giugno 2018».

Continua il procuratore capo: «Premesso che sul fondamento delle ipotesi di reato per cui si procede si pronunceranno i giudici competenti e dato per scontato l’ovvio rispetto per il diritto-dovere di informazione, lo scrivente non può non rilevare che in molti dei predetti articoli figura il ripetuto riferimento ad una supposta “cricca” o struttura parallela” che opererebbero in Procura».

«Si tratta di espressioni generalizzanti, improprie ed offensive per l’intera Procura della Repubblica di Torino, cioè di un ufficio che si è distinto e si distingue per la propria efficace azione contro ogni tipo di criminalità, oltre che per il suo trasparente assetto organizzativo».

«Espressioni (ripeto: “cricca” o “struttura parallela”) che, peraltro, non tengono neppure conto che proprio le indagini condotte da magistrati della Procura di Torino e dalla polizia giudiziaria da loro diretta hanno consentito di individuare condotte soggettive (prevalentemente di persone estranee all’ufficio) il cui rilievo penale e/o disciplinare sarà valutato – come si è detto – nelle sedi proprie».

«Mi permetto di auspicare che di tutto ciò si tenga conto nelle future modalità informative e che, onde evitare disposizioni che ne regolino la presenza in ufficio, cessi l’ “assedio” di pur apprezzati giornalisti che trattano la cronaca giudiziaria ai magistrati titolari dell’inchiesta», conclude Spataro.