Chissà che cosa avrebbe detto del portavoce della sindaca il buon Socrate che di secondo lavoro faceva il pensatore, anche se nessuno ha mai compreso del tutto che cosa facesse di mestiere per vivere. Di certo, avrebbe detto che il signor Pasquaretta si era adeguato ai tempi correnti, questi in cui tutti si arrangiano a costruirsi una posizione a fianco del potere da cui scalare, a discapito dei meno fortunati, la montagna dei privilegi.

Il signor Pasquaretta c’è riuscito con stile e discrezione con una prestazione valutata cinque mila euro per quindici giorni di lavoro, il che suona anche come un giusto riconoscimento alla professione giornalistica il più delle volte mortificata con borderò da fame. Del resto, ciò che è gratis non vale. E dunque, se viene realizzato con il concorso di una posizione di potere, avrà pensato il bistrattato (oggi sui quotidiani) Pasquaretta, che male c’è? Quello che conta è il fine, non i mezzi, come scriveva Machiavelli, anche se in privato il fiorentino probabilmente pensava il contrario, che sono i mezzi a giustificare i fini.

E qui ci soccorre il vecchio, ma sempre nuovo Platone, quando ricorda che una democrazia malata, degenerata corre verso l’oclocrazia, cioè si ritrova prigioniera dei voleri delle masse. Quelle stesse masse che il 19 giugno 2016 sotto il palazzo del Municipio gridavano “onestà, onestà”, magnificando la vittoria pentastellata. E l’onestà ha partorito. Certo, i suoi figli non sono propri dei modelli: Paolo Giordana è stato rinviato a giudizio per una multa da 95 euro e Luca Pasquaretta oggi è un po’ chiacchierato. Ma, in fondo, che male c’è, mica tutte le ciambelle escono con il buco?