A confronto Matteo Marnati e Alberto Unia, assessori all’ambiente della Regione Piemonte e della Città di Torino.

Blocchi del traffico, comportamenti individuali, caldaie: se a Torino il 65 per cento è teleriscaldato, fuori la fanno da padrone le biomasse, con buona pace dei polmoni di tutti, anche di chi va a piedi. Alle sue centraline per il monitoraggio della qualità dell’aria guarda tutta Italia, perché per posizione orografica rappresenta un caso a cui riferirsi; i comportamenti virtuosi e il sacrificio di dover lasciare a casa un’auto troppo vecchia devono fare i conti con una sfortunata posizione sulla cartina del bel paese. I risultati ci sono, ma non è solo il traffico ad essere sorvegliato speciale.

Che aria tira?

Matteo Marnati:

Il 2019 è stato l’anno in assoluto con meno sforamenti. Succede tutti gli anni: l’anno successivo si presenta con dati migliori rispetto a quello precedente. Vuol dire che tutte le misure che sono state messe in atto fino ad oggi per quando riguarda la qualità dell’aria funzionano: il trend in diminuzione è molto significativo e questo vuol dire che si è fatto tanto. Se andiamo a vedere analizziamo ciò che fa il Piemonte paragonato alle altre regioni italiane, siamo più virtuosi ma sfortunati, perché lo smog e la qualità dell’aria non dipendono esclusivamente da comportamenti umani ma da strutture orografiche. I rilievi montuosi sono per noi un grande svantaggio che non ci permette di far “uscire” gli inquinanti.

Alberto Unia:

L’aria che tira è certamente migliore di qualche anno fa, c’è stato un miglioramento netto, abbiamo ridotto gli sforamenti del 70 per cento: è stato importante anche l’impegno delle amministrazioni che ci hanno preceduto. Questo non basta perché i limiti imposti dalla comunità europea sulle emissioni sono diversi, e continuiamo a sforarli: dobbiamo assolutamente rientrare nei valori che ci vengono richiesti; questi cambiano nel tempo, anche in base all’evoluzione delle conoscenze, quello che è di riferimento quest’anno magari non è più lo stesso l’anno prossimo ma noi siamo chiamati a essere puntuali.

Perchè incide così tanto l’inquinamento da riscaldamento se Torino è teleriscaldata, ci sono dei controlli adeguati sulle caldaie?

Matteo Marnati:

Perchè Torino importa inquinamento dai centri urbani limitrofi che usano ancora riscaldamento a biomassa, la legna, il pellet. E’ un problema che si ripercuote necessariamente sulla qualità dell’aria in città, dove invece il teleriscaldamento ha raggiunto il 65 per cento del territorio. La legge prevede che sia l’arpa a occuparsene, alla quale abbiamo destinando 500mila euro. La sua attività però evidenzia un problema di censimento degli impianti termici, che è molto complesso. Stiamo cercando nell’accordo col bacino padano di migliorare la qualità del controllo, cosa che fino ad oggi si è sempre concentrato molto sugli autoveicoli, con grande efficienza. Lo stesso impegno va dedicato al riscaldamento, con controlli sul reale coefficientamento degli appartamenti, dando risalto agli incentivi che vengono messi a disposizione per chi sceglie di impattare meno sull’ambiente.

Alberto Unia:

A Torino ci sono ancora 380 a gasolio in tutta la città, numeri di certo poco impattanti se considerata la realtà dell’area metropolitana. E’ necessaria maggiore incisività sui controlli, sulla verifica della corretta manutenzione delle caldaie. Sono necessarie le risorse. Non solo per le caldaie, ma anche per il traffico c’è un problema serio: abbiamo chiesto di realizzare una bollinatura dei veicoli, con un bollino colorato che dichiari il “modello euro” in modo evidente e consentendo al vigile di avere un riscontro immediato, con quindi un risparmio di tempo e risorse. Penso a un lavoro analogo con gli amministratori di condominio affinché collaborino a un censimento delle caldaie, se sono autonome, esterne, il loro tipo così da favorire i controlli.

Qual è la sinergia tra voi, la scuola e le imprese per investire su un futuro a emissioni zero?

Matteo Marnati:

Le industrie sono propense all’innovazione per restare sul mercato, che esige un grande rispetto alla sostenibilità. Un tempo chi si occupava dell’ambiente veniva visto come colui che voleva rallentare la produzione, oggi c’è un cambio di paradigma molto positivo. Sulle scuole lavoriamo in particolare sulla raccolta differenziata e abbiamo in programma di sensibilizzarli al corretto utilizzo delle biomasse, attraverso la conoscenza. L’educazione va fatta con programmi innovativi: ad esempio move in, che si baserà su un sistema premiale: l’idea è che meno inquini meno paghi. Il sistema allo studio sfrutta la tecnologia gps. I proprietari di auto euro 0,1,2 e 3, ovvero quelle che sarebbero bloccate, potranno circolare all’interno delle aree vietate ma rimanendo entro un tetto massimo di percorrenza chilometrica annuale. Il tetto verrà stabilito in base al tipo veicolo e alla classe ambientale. È un sistema non punitivo che ha il pregio di permettere il monitoraggio degli spostamenti degli automobilisti. Risulterà quindi utile ai sindaci per gestire il trasporto pubblico.

Alberto Unia:

La Città sta facendo moltissimo con le aziende torinesi e le nostre partecipate. A breve lanceremo un percorso plastic free, una guida cittadina che sarà rivolta a scuole, aziende, singoli cittadini per lavorare in questa direzione tutti insieme. E’ da ricordare il lavoro dei vigili di prossimità nelle scuole, i percorsi educativi di EduIren; il confronto con le istituzioni è molto forte ma è il quotidiano che fa la differenza.

Ad agosto i giovani di tutto il mondo del Friday for Future saranno a Torino. Può essere un evento propulsivo per questa città?

Matteo Marnati:

Dipende. Non so perché abbiano scelto Torino, ma se lo vogliono fare qui, non mi dà certo fastidio. Vorrei però che i giovani, oltre a dire agli altri cosa devono fare, siano tra i primi a dare l’esempio: stiamo studiando il mondo per rendere gli studenti il più partecipi possibile al cambiamento. Se, ad esempio, il problema urgente è la plastica, allora andiamo tutti a raccoglierla. Vorrei che mi dicessero a cosa sono pronti a rinunciare perché dire “cambiamo le cose” non basta. E’ necessaria una transazione attraverso l’innovazione, investendo su strumenti che non inquinano, e ciò richiede anni e impegno costante.

Alberto Unia:

Io credo che Torino sia il posto giusto dove farlo. Per i problemi climatici e ambientali e per dov’è posizionata, credo che la nostra città sia il posto giusto dove fare tutti i ragionamenti propedeutici al miglioramento della qualità dell’aria e alla salvaguardia dell’ambiente.

Ho voluto fortemente avere lo scorso anno a Torino l’incontro Clean Air dialogue, il dialogo sulla qualità dell’aria che ha visto il governo, tutte le regioni, gli stakeholders e la commissione europea intorno allo stesso tavolo. Credo che andare dove c’è un problema per parlarne sia la strada vincente per riuscire a superarlo e per condividerne il risultato.

E nella sua vita privata, cosa fa l’assessore all’ambiente per essere “green”?

Matteo Marnati:

Arrivo da Novara, città che da sempre è una realtà fiore all’occhiello per la raccolta differenziata, e naturalmente anch’io differenzio il più che posso, facendo attenzione a farlo nel modo giusto. In Regione usiamo auto di ultima generazione, a gpl, e cerco sempre di utilizzare per i miei spostamenti veicoli a basso impatto ambientale, non fumo, non spreco, cerco di offrire il buon esempio, dando dei bei segnali.

Alberto Unia:

fare questo mestiere mi sta aiutando anche ad essere più attento. Ho ridotto drasticamente gli acquisti di cibo, facendo la spesa per ciò che consumo ho abbattuto la produzione di rifiuti organici. La stessa attenzione la metto sugli imballaggi e sto utilizzando l’automobile il meno possibile, quando è strettamente necessario, preferendo i mezzi pubblici. Quando ti occupi di un tema, hai più occasione di fare attenzione a ciò che fai anche nella tua vita, perché ti senti più responsabilizzato nei confronti di ciò che magari già facevi, ma ora lo fai con più attenzione.