«Per prima cosa, se nessuno l’avesse ancora fatto, come medico dell’ospedale Sant’Anna e della Città della Salute e della scienza di Torino, sento il dovere di scusarmi con i genitori per la fuga di notizie. La seconda cosa, che mi sento di dire, è che non si è trattato di una fecondazione eterologa. Un dettaglio che dovrebbe essere irrilevante, ma che è servito da pretesto per accentuare l’ipocrisia degli scandalizzati d’ufficio». Così su Facebook il ginecologo dell’ospedale S.Anna di Torino, Silvio Viale interviene sul caso del piccolo Giovannino,  il bimbo di 4 mesi abbandonato dai genitori, malato di ittiosi Arlecchino, una rarissima malattia genetica.

«Una vicenda così unica, grave e inattesa – scrive il medico – non meritava la gogna mediatica a cui sono sottoposti i genitori. Ma anche gli operatori che si sono occupati del caso. La sofferenza per i genitori è inimmaginabile, non liquidabile con battute da caserma, e ogni inappropriato commento pubblico rischia di lacerarne le ferite. Solo chi si approccia in modo ideologico, deresponsabilizzato, colpevolista, può non immedesimarsi. Non basta trincerarsi dietro un nome di fantasia per il bimbo e mi aspetto che la segretezza sui genitori sia meglio mantenuta. Metafora per metafora, se tra i “quaranta papà” e le “dieci mamme”, nonché tutti quelli interpellati in questi mesi, nessuno abbia avuto il coraggio di procedere alla adozione di Giovannino, ci sarà pure una ragione».

Già nei giorni scorsi Viale aveva scritto sulla vicenda: «All’Ospedale Sant’Anna di Torino la riservatezza è stata mantenuta per mesi, ma ora, che la notizia è di pubblico dominio, una riflessione è necessaria. Comprendo perfettamente la scelta dei genitori di non riconoscere il neonato. Una scelta doppiamente dolorosa, perché giunta improvvisa al termine atteso di una gravidanza desiderata. Chiunque di noi, potendo conoscere la diagnosi durante la gravidanza, abortirebbe. Chiunque di noi dovrebbe cercare di identificarsi con i genitori».

«Per capire cosa sia la Ittiosi Arlecchino, la variante peggiore della Ittiosi Autosomica Congenita, bisogna avere il coraggio di guardare le foto reperibili su qualsiasi motore di ricerca. C’è da sperare davvero che non sopravviva, mentre è necessario garantire una assistenza adeguata per il periodo che dovesse sfuggire alla morte».

«Ora molti si offrono di accoglierlo, tra questi il Cottolengo, che ha una lunga esperienza per i casi più disperati. L’augurio e che possa trovare un ambiente accogliente, riservato, che lo assista amorevolmente per il periodo che sarà necessario. Non dobbiamo essere eroi, ma rimanere pietosi nelle avversità, senza l’arroganza di ergersi a giudici di quello che pensiamo non saremo mai. Quei genitori, qualunque cosa pensassero prima della “disgrazia”, siamo tutti noi».