Se fossimo nei panni di Salvinman e di Gigino Er Meio non esiteremmo un secondo di più a votare la fiducia a Carlo Cottarelli.

La scelta del Quirinale non è casuale. Nomen omen dicevano i latini, chiara proiezione sul duo lombardo-napoletano, esausti e da mesi di estenuanti quanto inconcludenti trattative.

Un modo elegante e sensibile per invitarli a un attimo di tregua. Un consiglio a lasciar raffreddare ugole provate da migliaia (ormai racchianti) esternazioni sugli asocial e a rilassare muscoli facciali contratti…da mesi alla ricerca della migliore espressione da consegnare ai posteri nel fare la Storia.

Insomma a guardarsi con onestà allo specchio, prima naturalmente di passare dalle truccatrici del salotto di Porta a Porta, che i denigratori di Vespa cominciano ingenerosamente a chiamare Pirla a Pirla. Riposatevi, in una parola.

Perché, diciamolo pure senza timore di smentite, anche gli italiani sono visibilmente cottarelli dalle loro acrobazie politiche. I Conti non tornano. E se tornano, sono surriscaldati dallo spread e dalle infornate di borsa. Soldi in fumo, appunto.