Pubblichiamo integralmente l’intervento della capogruppo del Movimento Cinque Stelle in consiglio comunale a Torino Valentina Sganga sulla vicenda Tav.

 

Ho aspettato a scrivere di TAV.  Ho aspettato perché mi turba, e dovremmo essere in molti a provare ciò, la parola “tradimento”: che molto viene pronunciata in queste ore, che leggo ovunque, che imperversa su di noi come una tempesta. È uno stigma da cui non ci si riprende, che rimane addosso, per sempre.

I numeri da capogiro che ci hanno premiato velocemente si dilapidano, per molte ragioni.
I movimenti che prendono le redini dello Stato, da sempre, “subiscono” dei processi di normalizzazione, che corrispondono a vistose perdite di consenso. Lo è sempre stato e noi sapevamo che così sarebbe stato in virtù della nostra esperienza di governo torinese. Esperienza che tenta di coniugare la forza innovatrice del M5S con lo scontro con un sistema radicato e forte.

Ma quanto sta avvenendo a livello nazionale ha dimensioni e valori tali da rendere le nostre difficoltà marginali.

Dato per scontato il dolore per la vicenda Tav rimane un dubbio su tutti: cosa stiamo diventando? Chi siamo? Che trasformazioni possiamo, e vogliamo, permetterci?

I passaggi valoriali che ci caratterizzano sono stati troppo violenti e rischiano di distruggere un percorso di rinnovamento a cui milioni di italiani hanno creduto.

Questo dato è incontrovertibile, perché è evidente che il nostro “pragmatismo” è percepito come distruttivo, furbesco, interessato.

Non è così ma credo che per liberaci da questo peso sia necessario un passo, un passo che viene prima di tutto: la verità.

Abbiamo perso, per molte ragioni, sul Tav.
Non possiamo nasconderci dietro voti parlamentari, non può bastare un’azione dimostrativa, utile a sancire veppiù lo scontato asse di tutti i partiti sì Tav. I nostri elettori ci chiedevano e ci chiedono di fermare la Torino-Lione e noi non lo abbiamo fatto.

Dovremmo dire chiaramente perché è accaduto questo.
Quali passaggi sono stati seguiti. Quali difficoltà si sono incontrate.
Cos’è mancato e, soprattutto, cosa si è sbagliato.
E la verità parte dal fatto che la maggiorazione dei finanziamenti europei al momento non esiste e che le penali sono un falso storico a cui non possiamo pensare di aggrapparci, non noi.

E forse tutto questo potremmo perfino tentare di spiegarlo alla Val Susa, quella che oggi ci definisce “traditori”.

Perché possiamo perdere, ma non possiamo tradire.
Questa battaglia meritava vicinanza al territorio, presenza e ascolto. Tutto ciò è, in buona parte, mancato. Forse perché le priorità del governare erano tante e grandi, e noi ancora troppo piccoli.

Una cosa però mi conforta: queste riflessioni e questa disponibilità all’autocritica hanno ancora agibilità nel M5S.
Riconoscere gli errori è la più grande prova di maturità che possiamo offrire a chi ha sempre creduto in noi.

Concludo sottolineando che la risposta a tutto ciò non può essere in alcun caso una scissione. Passo che da sempre sancisce la scomparsa politica di chi lo compie, di chi pensa di difendere così valori che vuole difendere. È così da sempre.
Pensiamoci.

Scritto da Valentina Sganga, capogruppo in consiglio comunale a Torino del Movimento Cinque Stelle