Il capogruppo dei Cinque Stelle in consiglio comunale a Torino, Valentina Sganga, ha deciso di commentare a freddo il pessimo risultato elettorale del suo Movimento non solo a livello nazionale, ma sotto la Mole.

Sganga di questo flop non da la colpa a Chiara Appendino o ad altri. Non cerca alibi.

«L’azione di un movimento – spiega – è figlia dell’attività dei singoli, ma ha forza nella loro somma e quindi la responsabilità è di tutti».

«In Piemonte e a Torino il Movimento Cinque Stelle ha perso consensi e li ha persi in quei luoghi, come la periferia nord, dove il sostegno si era fatto più forte proprio durante le comunali che ci hanno portato a governare la città».

Continua Sganga: «Su questo aspetto ci sono due cose che voglio sottolineare: la prima è che è un risultato simile a quello di tutte le altre grandi città, il trend è quindi nazionale; la seconda è che i voti si possono recuperare. E si recuperano tornando di più in quelle periferie, creando sedi e comitati territoriali volti ad ascoltare quanto hanno da dire le persone e facendo uno sforzo ulteriore: dando delle risposte».

«In questo sta l’errore più grande dopo il successo alle politiche dell’anno scorso: non abbiamo saputo dare delle risposte comprensibili a chi ci aveva chiesto aiuto dandoci il proprio voto. Penso ovviamente al popolo della Valsusa, al Movimento No Tav che, nonostante gli sforzi, è rimasto deluso della mediazione trovata dal governo e non ci ha più votato». Penso ai tanti poveri e disoccupati che si aspettavano risposte ulteriori a quella che è arrivata con il reddito di cittadinanza. Penso ai movimenti contro le trivelle e contro il Tap».

«A loro dobbiamo chiedere scusa e a loro dobbiamo tornare a parlare con posizioni che non siano figlie di accordi al ribasso. Là dove il confronto c’è stato, penso alla popolazione di Taranto che da anni combatte contro la fabbrica di morte che è diventata l’Ilva, abbiamo tenuto e siamo ancora il primo partito. Credo fermamente che il dissenso vada ad ogni costo attraversato e che il dialogo, anche duro, sia la strada per farlo».

«A meritare risposte ci sono poi i rider di Glovo e i lavoratori della Fiat che si accingono a vivere un altro momento molto complesso. Su questo permettetemi una postilla. Il fatto che dai vincitori delle Regionali, quanto dagli sconfitti, dai ministri che aumentano il loro gradimento a da quelli che lo vedono calare, non sia arrivata una sola voce sull’ipotesi, sempre più concreta, di fusione tra Fca e Renault è profondamente disperante. A Torino da sempre vige la regola di non disturbare il manovratore quando si parla della famiglia Agnelli, ma ancora una volta un accordo tra gruppi finanziari, più che industriali, rischia di gravare sui destini di migliaia di lavoratori e la politica tace.

«È facile tacere per la Lega che, semmai, potrà dar la colpa ai migranti o ai francesi sciovinisti, ma che a tacere siamo noi o la sinistra, questo è inaccettabile. Dobbiamo prendere coraggio e tornare ad ascoltare, ma anche a parlare. Dobbiamo assicurare ai lavoratori di Fca che i loro destini saranno al centro delle preoccupazioni dei nostri ministri e dei nostri consiglieri regionali e comunali perché questo accordo non distrugga quel poco che rimane di una impresa che, sembra, sempre più lontana»«Il Movimento resta oggi l’unico argine credibile alla Lega a patto che tiri fuori quel coraggio che in passato non ci è mancato, quel coraggio che ci ha fatto grandi», conclude Sganga.