Amato dai più giovani già da tempo il nome di Sfera Ebbasta è sulle bocche di tutti in questi giorni per un motivo in realtà non dei migliori. Infatti era suo il concerto-ospitata che si stava tenendo alla discoteca “Lanterna azzurra” di Corinaldo, provincia di Ancona, quando il panico scatenato da spray al peperoncino a fini di rapina ha portato alla fuga delle oltre 1400 persone presenti e alla morte di sei di loro.

Mentre per quanto accaduto quella sera la magistratura sta cercando i colpevoli il web l’ha già trovato. E sarebbe proprio il trapper tanto amato dai teenager, che nessun ruolo ha nella vendita dei biglietti ne della organizzazione di capienza e sicurezza della discoteca (che poteva ospitare solo metà delle persone presenti). Ma i suoi testi violenti, in cui si parla di droga e di rapporti tra i sessi non proprio paritari sono stati fortemente criticati come diseducativi. Addirittura messaggi di Satana per qualcuno.

Classe 1992 Sfera Ebbasta è il nome d’arte di Gionata Boschetti, nato e cresciuto nell’interland milanese, dove poco più che adolescente ha iniziato a comporre brani trap pubblicandoli su You Tube senza riscuotere successo. La fama la deve infatti alla collaborazione con il produttore Charlie Charles con il quale inizia a collaborare dal 2014, pubblicando il suo disco di esordio XDVR nel 2015, ottenendo riscontri positivi tra gli amanti del genere e tra i critici di settore. Ma è il secondo album, Sfera Ebbasta del 2016, a farlo diventare famoso al grande pubblico: il disco debutta in vetta alla classifica degli album ed entra nelle classifiche di altri Paesi Europei. Nel 2018 esce il terzo album, Rockstar, e Sfera Ebbasta diventa il primo artista italiano a entrare nella Top 100 mondiale di Spotify.

Come detto però le sue canzoni amate dai giovanissimi sono criticate da molti per i temi forti e il linguaggio. In effetti, soprattutto nel disco d’esordio Sfera Ebbasta racconta il mondo della periferia e della vita di strada della sua città non mancando di parlare di attività criminali e dell’uso di droghe. E non mancano i testi in cui si celebrano il lusso, i soldi, e i rapporti subalterni con le donne. Insomma, abbastanza perchè gli adulti ritengano diseducativo l’idolo dei teenanger. Non abbastanza per imputargli le colpe della tragedia di Corinaldo.