Serio e modesto il “Chiampa” ieri alla Festa de l’Unità. Avrebbe potuto gigioneggiare e guadagnarsi qualche titolo da cabaret quando gli è stato chiesto che voto si sarebbe dato per i suoi anni passati in piazza Castello. Invece, il presidente regionale sobrio e compassato ha risposto: 7. Un punto sopra la sufficienza, alla sua maniera, per non smentire il suo tormentone valido per tutte le stagioni “esageruma nen…”.

Altri al posto di Sergio Chiamparino non avrebbero resistito al richiamo d’una battuta d’effetto sicuro, quella alla Cochi e Renato per intenderci, ad imitazione di quello sketch sulla scuola (d’altri tempi) che terminava invariabilmente con “bravo 7+”. Quel + in più avrebbe sicuramente mandato in visibilio quella parte di pubblico (che nel Pd è ancora maggioranza) che negli anni Settanta ha fatto la fortuna dei due comici lombardi.

Ma lui non si è concesso, pubblicamente. Quel “più” lo riserva ogni giorno soltanto a se stesso, e magari non accoppiato ad un modesto sette. Voto che per la verità gli sta davvero stretto per l’astuzia con cui ha messo nel sacco sia i generosi e idealisti partigiani del rinnovamento interno, sia gli ascari del pensiero politico dem.

Per la sua ricandidatura li ha giocati con la sempreverde tattica ciclistica dell’elastico, quella in cui ci si sfila dal gruppo per osservarlo meglio da dietro, per scoprire i punti deboli degli avversari, per comprendere dalla pedalata chi potrà arrivare fino in fondo. In politica, è una tattica che si applica prima con dei risoluti “no”, poi con degli ammiccanti “vedremo”, infine con la generosità altruistica del “mi metto al servizio della causa”.

Ma ieri il “Chiampa” con quel 7 senza il + si è superato: è come se si fosse già rivolto direttamente agli elettori e nel contempo spuntato le armi della critica ai suoi avversari. Ora non gli rimane che sperare, perché anche gli elastici a lungo andare si possono rompere.