In questo ultimo periodo si è parlato molto a mezzo stampa, riaprendo un tema fondamentale e purtroppo molto vissuto sulla Città di Torino, quello dell’emergenza abitativa. Vorrei, considerando e dopo aver osservato il metodo e l’atteggiamento con cui l’Amministrazione M5S e in testa l’Assessora e la Sindaca si sono interfacciati a queste emergenze, aprire alcune riflessioni. Credo fortemente, che la stampa e i media facciano bene a dare voce a queste vicende.

Ma credo che il compito della politica, risieda nell’osservare queste situazioni, per capire quali siano le falle del sistema e provare a costruire possibili proposte alternative, per far sì che in futuro determinate situazioni possano trovare nuove risposte e non le stesse assenze, lavorando, approfondendo, studiando.

Nulla a che vedere, con lo scrivere un comunicato sui social, per affermare il proprio interessamento, con tono ormai imborghesito, oppure trovarsi in una sede giornalistica per essere presenti alla consegna di una raccolta fondi, che si è ottenuta grazie alla generosità dei cittadini, non di certo della politica, rilasciando dichiarazioni che prevedano una possibile soluzione futura (la ricerca di un alloggio di social housing) per un solo “singolo caso”.

Guarda caso, rivolto all’unico nucleo familiare delle 3 famiglie in oggetto, di cui si è parlato sui media nazionali e nel programma televisivo “Pomeriggio Cinque” condotto da Barbara D’Urso. Non posso che interrogarmi: e le altre due famiglie che vivono in tenda, hanno ricevuto la visita della Sindaca?

E tutte le altre famiglie che non hanno una casa in questo momento? E tutte le famiglie in emergenza abitativa che non sono state intercettate dai media o da qualche consigliere comunale o di circoscrizione? Politicamente con questo metodo e atteggiamento, quale messaggio stiamo dando?

Che una famiglia non ha i parametri per l’emergenza abitativa e quindi può recarsi solo al dormitorio (come da comunicato Gruppo consiliare M5S), rispetto alla coppia che vive in tenda sul quartiere Vallette, mentre 2 giorni dopo un’altra, quella di cui si è parlato su Canale 5, troverà una soluzione, pur non avendo i parametri e con un certificato esito negativo della CEA (Commissione emergenza abitativa).

Insomma, care famiglie anche se non avete diritto alla casa popolare o all’emergenza abitativa, basta riuscire a far parlare di voi Canale 5 e i giornali e troverete risposte, oltre che avrete metodi per conoscere personalmente la Sindaca di Torino?

E la reale funzione della politica?

La messa in discussione del Sistema, degli strumenti in vigore, dei parametri per l’accesso al diritto, dove le abbiamo abbandonate?

Ad esempio. da questa vicenda si potrebbe ragionare sulla necessità di costruire una parte emergenziale a seguito della CEA, laddove i nuclei familiari a cui gli attuali parametri neghino il riconoscimento del diritto, quindi si trovino in presenza di minori a carico, invalidità accertate, fragilità importanti con il settore abitativo privato, continuando a cercare soluzioni alternative di buon senso.

Quante famiglie sono passate in Commissione CEA con l’esito negativo con le identiche criticità nell’arco di questo stesso periodo e senza rete familiare, rischiando di trovarsi a ripetere la stessa esperienza, dell’abitare in automobile o in tenda con i propri figli? Come questa famiglia ormai nota a tutti? Vogliamo approfondire? Visto e considerato che la modifica del Regolamento per l’emergenza abitativa è al vaglio della Giunta e degli uffici ormai da 2 anni!

Sarebbe forse il caso, che la Sindaca sollecitasse il proprio Assessore per concludere questo lavoro?

Alla luce di tutte queste vicende si potrebbe discutere sul fatto, che laddove si rivedano regolamenti così delicati, sensibili che condizionano direttamente la vita e il futuro delle famiglie, si possa prevedere la sospensiva delle procedure in essere di esecuzione degli sfratti, come ad esempio la stessa Regione Piemonte ha effettuato sulle procedure di decadenza degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, aprendo il tavolo sulla revisione della Legge 3?

Adempiendo finalmente ad uno dei punti del programma comunale M5S del 2016?

Si potrebbe ragionare su quali strumenti e servizi potremmo costruire o fornire ai quartieri di periferia, per creare i Servizi territoriali, coinvolgendo tutti gli attori interessati, dalle Circoscrizioni al Terzo settore, che possano rispondere tempestivamente ai bisogni e supportare aiutare e velocizzare le prese in carico dei Servizi e il loro personale in sofferenza, che opera nelle sedi decentrate, anche temporaneamente come Servizi “tampone”, attendendo che la riorganizzazione dei Servizi sociali, questo lungo lavoro, sarà concluso?

O continuiamo a lasciare i quartieri di periferia e le sue emergenze, alla pura e spontanea azione solidale dei suoi stessi abitanti? O dei consiglieri di turno?

Vogliamo ragionare sulla questione delle residenze, per il conseguimento del diritto alle prese in carico e al diritto all’abitare, fissato all’interno della Legge 3 /2010 insieme alla Regione?

Su questi temi avrei voluto leggere delle dichiarazioni da parte della Sindaca e degli ormai ex colleghi di maggioranza.

Mi dispiace molto che si sia persa ancora una volta un’occasione per affrontare davvero temi così delicati e fondamentali con serietà e attenzione!

Ci si è seduti sugli allori, all’urlo del cambiamento!

Per questo Uscita di sicurezza ha presentato un’ordine del giorno e un’interpellanza su questo tema.

Eccolo:

CITTA’ DI TORINO

GRUPPO CONSILIARE USCITA DI SICUREZZA

PROPOSTA DI ORDINE DEL GIORNO

OGGETTO: PROPOSTA REVISIONE LEGGE REGIONALE 3/2010, IN MATERIA DI REQUISITI PER IL CONSEGUIMENTO DELL’ASSEGNAZIONE DI ALLOGGI DI EDILIZIA SOCIALE PUBBLICA

Il Consiglio Comunale di Torino,

PREMESSO CHE

La Regione Piemonte attraverso la commissione competente e l’istituzione di un tavolo tecnico si e’ impegnata recentemente a sviluppare un lavoro di osservazione e discussione sulle prerogative della Legge Regionale 3/2010, per l’individuazione di possibili modifiche da apportare alla legge stessa.
La legge 3/2010, all’articolo 3 comma 1 lettera A, indica tra i requisiti prescrittivi per il conseguimento del diritto all’assegnazione di alloggi di edilizia sociale pubblica: “ Essere residente o prestare attività lavorativa da almeno tre anni nel comune che emette il bando di concorso o in uno dei comuni del medesimo ambito territoriale di cui all’ articolo 5, comma 2. I comuni hanno facoltà, in serie di bando, di incrementare tale requisito fino ad un massimo di ulteriori due anni.”
Ai fini dell’emissione dei bandi di concorso e dell’assegnazione degli alloggi, la Legge 3/2010 ha suddiviso il territorio regionale in ambiti territoriali, di cui all’articolo 5 comma 2, individuati nell’Allegato A.
L’attuale quadro normativo lascia oggi ampia discrezionalità di giudizio ai singoli comuni circa l’effettiva permanenza dei nuclei sul territorio dell’ambito di riferimento, escludendo dai bandi quei nuclei familiari che, seppur in condizioni di emergenza abitativa, hanno maturato periodi di residenze in comuni diversi, ad esempio, tra quelli compresi nella Città Metropolitana, ma non hanno raggiunto l’anzianità triennale o quinquennale prescritta nel medesimo ambito territoriale.

CONSIDERATO CHE

Oltre ai flussi migratori sul territorio nazionale e internazionale, la consistente flessibilità del mondo del lavoro e l’impiego precario, hanno incentivato il fenomeno del trasferimento permanente o temporaneo dei nuclei familiari anche solo in ambito regionale.
Generalmente, i nuclei interessati da questi spostamenti all’interno della Città Metropolitana, ma non appartenenti al medesimo ambito territoriale (di cui al precitato Allegato A), a causa della inadeguatezza degli strumenti di sostegno di cui i territori dispongono, hanno minore accesso a strumenti di sostentamento e reti sociali e familiari fragili.
Alle famiglie che a seguito di ripetuti spostamenti e cambi di residenza, ancorché in ambito regionale, non riescono a maturare il diritto di anzianità prescritto per legge, viene precluso anche il diritto alla presa in carico dei servizi sociali e, in caso di difficoltà, le stesse famiglie possono sfociare in situazioni di emergenza sociale e/o abitativa e ritrovarsi in una condizione di incertezza, abbandono e negazione del diritto di aiuto, con conseguente assenza di sostegno da parte delle istituzioni.
La casistica delle famiglie che loro malgrado si ritrovano oggi in questa condizione e quindi “sospese ed inermi” senza alcuna prospettiva di ricevere aiuti è, purtroppo, in costante crescita.

INVITA

Il Sindaco e la Giunta

ad attivarsi presso, l’Assessorato competente della Regione Piemonte, la Città Metropolitana e nella Conferenza dei Sindaci, per modificare l’articolo 3 della Legge 3/2010, per:

Definire nuovi criteri in materia di residenze dei nuclei familiari in situazioni di emergenza sociale e/o abitativa, che a seguito di ripetuti spostamenti e cambi di residenza, ancorché in ambito regionale, non riescono a maturare il diritto di anzianità indicato all’articolo 3 comma 1 lettera A della Legge Regionale 3/2010;
Garantire ai medesimi nuclei l’accesso a strumenti di sostentamento e reti sociali idonei;
Promuovere ed aprire una discussione in merito alle problematiche sopra evidenziate e valutando la possibilità di comprendere in un unico ambito territoriale i comuni della Città Metropolitana.

Deborah MONTALBANO