Nostra Signora Appendino è davvero fonte di continuo stupore per i suoi concittadini. La settimana scorsa, dopo aver provato l’ebbrezza di un test a bordo di un’auto a guida autonoma in compagnia del suo capo politico er Meio di Maio, ne è discesa con l’intima convinzione di essere sulla strada giusta anche per Torino priva, com’è visibile quotidianamente, di un’autentica guida da inizio mandato pentastellato.

A riportarla con i piedi per terra ci ha pensato ieri il parroco della Gran Madre, don Paolo Fini. Dal pulpito (come si sarebbe detto una volta) della messa domenicale, il sacerdote ha tuonato contro la prima cittadina accusata di negligenza per la mancata manutenzione dell’ascensore che soccorre quanti hanno difficoltà a salire le scale della Basilica. “È rotto da un mese”, ha denunciato don Paolo, comprensibilmente irritato per la situazione, di cui è responsabile l’amministrazione comunale, che crea soprattutto disagio a fedeli e turisti anziani, disabili.

Irritazione generale rientrata nel pomeriggio, quando la città ha tirato un sospiro di sollievo nell’apprendere la notiziona, data ad agenzie unificate, del salvataggio di Felix, il micino che non trovava una via d’uscita nei sotterranei del Moi. Un’operazione condotta da una task force di pompieri, sotto l’occhio attento e sinceramente preoccupato della sindaca, poi immortalata a fianco del felino visto e allegro per la libertà d’azione ritrovata.

A quel punto, proprio grazie a Felix, si è compreso che la ripartenza dell’ascensore sarebbe stata soltanto questione di ore. Il ritardo, apparente, è soltanto legato alla priorità degli interventi stabilita in base all’alfabeto dal computer di bordo, che dal giugno del 2016 regola in piena autonomia il lavoro dell’amministrazione cittadina. Purtroppo per don Paolo, gli essere umani, animali arriva prima di ascensore.