“Nati non foste per viver come bruti”.
Il sommo Poeta si riferisce agli uomini nei cui valori si ostinano a credere molti agnostici come il sottoscritto che non hanno la fortuna di credere in Dio ma che, come ebbe a dirmi un tempo ormai lontano un eminente intellettuale della Chiesa cattolica, padre Pellegrino, cardinale di Torino, chi “crede negli uomini per la proprietà transitiva crede anche in Dio”.

Nel tormento quotidiano in cui viviamo per tutto ciò che sta accadendo nel mondo, di fronte alle orribili immagini di violenza, di crudeltà che ci tocca vedere provenienti da più parti di questo pianeta terra, con identica amarezza e profonda tristezza ho letto oggi della sentenza con cui la prima Corte d’Assise di appello di Roma dopo tre ore di camera di consiglio, ha riformato il giudizio di primo grado e ha assolto tutti gli imputati (medici, infermieri, guardie penitenziarie) accusati per la morte di Stefano Cucchi un giovane arrestato nell’ottobre del 2009 per possesso di droghe leggere e dopo otto giorni di silenzio consegnato morto ai familiari con il corpo marcato da evidenti segni di violenza.

Una sentenza incredibile, sconcertante se si pensa che l’ospedale che aveva ospitato il giovane negli ultimi giorni di vita aveva già risarcito i parenti riconoscendo di fatto l’incuria dimostrata dai suoi sanitari nei confronti di una vita che si stava spegnendo.

Semplicemente aberranti le dichiarazione rilasciate dal segretario di un sindacato di polizia il quale esultando per il verdetto ha affermato: “Bisogna finirla di scaricare sui servitori dello Stato le responsabilità di chi abusa di alcool e droghe e vive ai limiti della legalità”. Ma di che Stato si sente servitore questo Gianni Tonelli? Lo sa che la tortura nello Stato italiano è considerato un reato gravissimo?

E la Corte che ha emanato tale sentenza si sarà resa conto di avere coperto di fango la scritta che campeggia in ogni aula di giustizia: “La legge è uguale per tutti”?.

Come è stato dimostrato dalla perizia di cui i giudici non hanno tenuto alcun conto il corpo di Stefano Cucchi è stato massacrato di botte spezzandogli alcune vertebre. Come si può sostenere “che il fatto non sussiste”?

Mi auguro che la Cassazione possa tutelare in modo migliore la dignità di questo nostro Stato in cui, malgrado tutto quello che sta accadendo in Italia, c’è chi continua a credere nei valori dell’uomo e si rifiuta di vivere in compagnia di bruti.