Carola Rackete, capitana della Sea Watch, arrestata è tornata libera. Il giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Agrigento non ha infatti convalidato l’arresto, rigettando le accuse dei pm che avevano portato ai domiciliari in flagranza di reato per le accuse resistenza o violenza contro nave da guerra e tentato naufragio. Reati per cui la pena massima prevista è di 12 anni.

Pubblichiamo il documento integrale in cui il gip Alessandra Vella non convalida l’arresto in quanto “una nave che soccorre i migranti non può essere giudicata offensiva per la sicurezza nazionale e il comandante di quella nave ha l’obbligo di portare in salvo le persone soccorse“.

Dalle dichiarazioni di Carola Rackete: “La situazione psicologica stava peggiorando ogni giorno, molte persone soffrivano lo stress post traumatico e quindi quando abbiamo detto alle persone che l’esito era negativo la pressione psicologica era diventata intensa perchè non avevamo nessuna soluzione e le condizioni mediche peggioravano. Abbiamo deciso di dichiarare lo stato di necessità ed entrare nelle acque territoriali. Questo il 26 giugno quindi noi abbiamo cercato per 14 giorni di non infrangere la legge”.

Rackete precisa: “Ho aspettato per una soluzione politica che mi era stata promessa dalla guardia di finanza” e aggiunge: “Diverse persone del mio team hanno espresso serie preoccupazioni, uno dei medici ha detto che non avrebbe potuto prevedere più le reazioni delle persone a bordo. Diceva che ogni piccola cosa avrebbe potuto far esplodere la situazione ed il coordinatore-ospite ha detto che le persone stavano perdendo la fiducia nell’equipaggio”.

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