La conquista delle otto ore costituì un passaggio fondamentale: lo sfruttamento del tempo di lavoro di milioni di lavoratori e lavoratrici, prima definito solo
dall’interesse del padrone, trovava ora un limite invalicabile e costringeva proprietari e imprenditori, oltre che a modernizzare i processi di lavoro per contenere i costi, a ridefinire i limiti del proprio potere.

Sul piano politico rappresentò uno straordinario successo per le organizzazioni politiche e sindacali che avevano sostenuto questa lunga e dura battaglia.
Ma quella conquista fu qualcosa di più: fu l’affermazione di qualcosa insieme concretissimo e simbolico.

Fu l’affermazione di un diritto primario per i lavoratori: con il riconoscimento di questo diritto essi entravano nella storia della contemporaneità, come soggetti a cui veniva riconosciuto un diritto fondamentale di cittadinanza sociale, di appartenenza ad una collettività.

La conquista restituiva ai lavoratori uno spazio di vita, uno spazio per sé, che li toglieva dalla subalternità necessitata in cui erano vissuti. La conquista delle otto ore fu dunque uno scarto della storia, un passaggio che, senza esagerazioni, finiva per ridisegnare i contorni delle società del mondo occidentale.
Come abbiamo raccontato qualche settimana fa, la conquista in Italia venne ottenuta nel 1919, ma pochi sanno che questo obiettivo venne raggiunto a
Vercelli e nel circondario per via contrattuale già nel 1907.
Erano soprattutto le donne.

Ogni giorno L8.

(In foto dele mondine in festa)

(tratto da Un’ora alla volta. Domenica 10 Marzo, ore 20 Teatro Espace)

Scritto da Marco Grimaldi, consigliere regionale LUV