“Benedetti siano i Nuovi Padri Fondatori che ci permettono di purificare le nostre anime. Benedetta sia l’America, una nazione risorta”.

Così finisce l’annuncio che da il via alla Notte del Giudizio. Le 12 ore di “gabbie aperte” che fanno da sfondo a The Purge, la nuova serie di Amazon Prime Video.

Al momento è disponibile solo la versione in lingua originale, ma dal 23 novembre ci saranno anche i sottotitoli in italiano. È stata una delle serie più attese dell’estate e quando è arrivata devo ammettere non ha minimamente deluso le aspettative che avevano creato intorno a lei.

Lo conferma il fatto che non riesco a vedere più di uno/due episodi per volta. Le mie belle e adorate maratone di bingewatching sono un ricordo lontano quando si tratta di serie come questa.

Perché il racconto di futuri distopici mi ha sempre affascinato, ha sempre stimolato in me la curiosità del … what if? E se?… ma in questo caso, come per altre serie , il “e se?” mi sembra fin troppo reale.

Quindi, dal momento che guardo i film e le serie TV principalmente per allontanarmi dalla realtà,  quando le serie TV (o i film) mi presentano una realtà alternativa che mi sembra molto poco alternativa e fin troppo realistica sento il bisogno di prendermi lunghi momenti di decompressione emotiva e cognitiva tra una puntata e l’altra.

Tradotto : The Purge è bello, è ben fatto, ma racconta un futuro che mi sembra troppo verosimile e finisce per spaventarmi, pur non essendo una serie horror.

Proviamo, come sempre, a ripercorrere la storia step by step, magari diventa più comprensibile.

Stati Uniti, 2022 (ricordo che siamo a fine 2018). Alle elezioni vince un nuovo gruppo politico, i Nuovi Padri Fondatori (NFF). Mi perdonerete ma non ho letto proprio tutto il loro manifesto elettorale, ma vincono e viene così istituita la Notte del Giudizio. 12 ore, dalle 19 alle 7, in cui ogni reato, dal furto con scasso all’omicidio alla tortura allo stupro non solo è depenalizzato… ma è lecito!

Il tasso di criminalità risulta molto basso durante l’anno grazie a questa unica notte in cui si può fare di tutto.

All’inizio fu un esperimento sociale che doveva verificare come questo nuovo halloween versione vendicatore avrebbe ridotto le tensioni sociali, fungendo da catarsi sociale e poi alle 7 sarebbero stati tutti più felici e sereni.

Insomma, noi per sfogare la tensione andiamo a correre, nuotiamo, facciamo shopping, prendiamo a pugni un sacco pieno di sabbia, ci intratteniamo in attività più ludiche e svestite, loro accumulano la rabbia e la sfogano in quella notte. Sulle persone, quelle vere.

Partendo dall’immensa ingiustizia sociale che si crea perché ovviamente i ricchi possono permettersi i sistemi d’antifurto più all’avanguardia, possono assumere eserciti di guardie del corpo… mentre i poveri? Beh, ovvio, quelli muoiono. Quelli vengo ammazzati da giovanotti con in corpo più droghe e alcol che sangue e neuroni.

E gli ospedali non funzionano, i servizi di protezione (polizia, vigili del fuoco et similia) manco.

Insomma, 12 ore di tutti contro tutti. Di pesce grosso che mangia pesce piccolo.

Ma mai nessuno mangerà i pesci più grossissimi, perché quelli sono intoccabili… ovviamente.

Ma, al netto delle considerazioni forse più politiche che questa serie suscita, ci sono diversi elementi tipici degli studi di psicologia sociale che sono esemplificabili con questa serie. Mi viene in mente il concetto di diffusione della colpa : se lo fanno tutti, allora io sono meno colpevole. Cioè, c’è una torta sul davanzale. Se io rubo una fetta, ma anche altri prendono le altre fette ingrassiamo tutti ma io sembrerò meno grassa.

Ma io non sono una psicologa sociale, quindi ora vi ammorbo con un concetto che sapete tutti (ma vi ricordo che non siamo tutti un po’ psicologi) : i meccanismi di difesa (MdD).

Quello, cioè, che l’Io mette in campo per difendersi dalle pulsioni troppo difficili da poter fronteggiare direttamente. (Vivo un’esperienza terribile, che non sono in grado di elaborarla  perché è troppo forte e intensa… la rimuovo. MdD della rimozione).

Ora, sono ben consapevole che l’analisi andrebbe fatta più da un punto di vista sociale e sociologico, ma ripeto. Io mi interesso ad altro.

Allora mi chiedo, o provo a chiedermi: come può una persona riuscire a essere “normale” tutto l’anno e in quell’unica notte prendere e trasformarsi che Mr Hide scansate e picchiare e uccidere e derubare e violentare e via discorrendo?

Intanto, la normalità non esiste. Quindi fondamentalmente questa persona, che chiamiamo GinoPino, non è normale neanche un po’. Non mi esprimo sulla sanità perché per patologizzare qualcosa serve che ci sia grave compromissione nel funzionamento sociale e lavorativo, e in un contesto dove nella società è normale anzi legale un comportamento del genere risulta assai difficile trovare il cut off tra normale/patologico.

Penso che a lavorare molto sia un coacervo di MdD che lavorano e che permettono questo totale cedimento della censura superegoica che sembra quasi dire “sai che c’è? io lavoro tutto l’anno. Adesso fa un po’ che cazzo ti pare”.

Perché in quel momento puoi fare tutto. Puoi abbandonare tutti i meccanismi di difesa, mettere in moto i modelli operativi interni che ti permettono di indossare degli occhiali che ti fanno di vedere gli altri come animali (la de umanizzazione), vedere te come immune (la deresponsabilizzazione) e darti il senso di appartenenza a un gruppo di pari che condivide con te questo momento totalmente animalesco.

Il tutto sotto il grande cappello protettivo dell’impunità. I reati commessi durante la notte del giudizio sono legittimi: fa quello che vuoi, tanto non pagherai mai.

Questo mi spaventa davvero di questa serie TV: il crescente senso di impunità che avverto nell’aria e se sento ogni giorno più tangibile, più palpabile.

Ma sono convinta che non tutto sia sempre impunito. Neanche in questo caso.

Non a caso quando questi drughi dei poveri escono per le loro “scorribande” indossano delle maschere.

È come se il super-Io dicesse “senti, fa un po’ come cazzo vuoi. Ma metti la maschera, perché se poi vedi quello che hai fatto io devo lavorare il doppio e attivare mille mila MdD”.

Insomma, l’arbitro si mette solo in pausa per 12 ore. Ma resta comunque lì. Ed essendo più saggio di una tensione pulsionale, sa bene che “partita finisce quando arbitro fischia”.