C’è chi è veramente indeciso, chi invece gioca a nascondino. Il mantra di queste ore è identico per tutti i politici piemontesi area Pd: «Scusi, lei va con Renzi?».

Siglato il divorzio bisogna ora comprendere a chi andranno i figli. E non di facile risoluzione come questione. Anche perché se prima erano tutti renziani in molti hanno già cambiato posizione. Una sorta di 8 di settembre in formato dem.

Poche certezze, insomma. Allora i telefonini dei consiglieri regionali, comunali, di circoscrizione, dei deputati e dei senatori squillano, i giornalisti a Palazzo Lascaris (oggi giorno di seduta in consiglio regionale) cercano i volti Pd per chiedere. Daniele Valle giura fedeltà: «Il Pd è la mia casa. Conosco e comprendo le ragioni che porteranno alcuni a fare una scelta diversa, che credo sia doveroso rispettare, però io non sono di quella idea».

Continua Valle: «C’ero quando è nato il PD e in questi anni mi sono reso conto che portare questa bandiera, tutti insieme, ci ha permesso di raggiungere dei risultati straordinari. Molti di questi li abbiamo raggiunti nell’ultima esperienza di governo e rimuoverli dalla nostra memoria collettiva rappresenta uno degli errori di oggi. Ma il momento in cui abbiamo ricominciato a dividerci, è stato il momento in cui abbiamo cominciato a perdere forza, vale ora come allora. Questo perché la vocazione plurale del partito democratico che a tanti sembra un limite, è invece una virtù che allarga il campo del confronto e degli obiettivi».

Raffaele Gallo, pur rispettando la decisione di Renzi, non la definisce certo una buona idea.

Tornando allo slogan di Valle “Il Pd è la mia casa”, ci viene in mente quanto accaduto ieri sera in corso Grosseto 183, location della Festa de L’Unità di Torino. Cena di saluto e ringraziamento dei volontari e militanti che hanno dato una mano nei quindici giorni della manifestazione.

Mentre si consumava la separazione tra Renzi e Pd, Mimmo Carretta, segretario metropolitano, indossava i panni de “Il Professore”: saliva su una panca e, pugno sinistro levato al cielo, come il protagonista de “La casa di carta”, intonava l’inflazionata “Bella ciao”. In realtà solo una parte della canzone.

Ma visto che in via Grosseto più di una volta l’alzata di bicchieri è stata accompagnata da frasi tipo “domani si vedrà” “noi saremo sempre qua” “andiamo avanti” “bla bla bla”, forse sarebbe stata più appropriata “Que será, será”.

Carretta sicuramente non andrà con Renzi. E neppure il senatore Mauro Laus, tra i più ricercati in queste ore. Per il momento non esce allo scoperto tenendo tutti sulle spine, ma pare abbia già fatto la sua scelta restando nel Pd.

Davide Ricca, presidente della Circoscrizione 8 ha invece già salutato e giovedì ufficializza il trasloco.

Lui coerentemente è rimasto fedele a Renzi anche quando la scialuppa imbarcava litri e litri di acqua. Anche quando ci avrebbe guadagnato di più, politicamente parlando, cambiando casacca. Quando le cose buttavano male.

Il deputato Davide Gariglio resta, mentre è dato in uscita il senatore Mauro Maria Marino (e tutti i “boschiani” piemontesi) e la deputata Silvia Fregolent.

L’iglesiente Giacomo Portas, cercato da Renzi, come dicono dalle sue parti, “a perda furriada”, per ora non si concede.

I Moderati sono ago della bilancia, spesso e volentieri e Portas, che non è uno stolto, prima di fare delle scelte ci pensa non una, ma dieci volte.

Stefano Lo Russo, capogruppo in Sala Rossa, è stato il primo a dire la sua sul divorzio evidenziando che «si può amare o odiare Renzi, o anche solo rispettarlo, ma temo che considerare questa operazione solo come una rivalsa personale sia un clamoroso errore di prospettiva».

Il consigliere regionale Alberto Avetta resta, pur riconoscendo a Matteo Renzi che se il Pd si ritrova oggi al governo è in gran parte merito di una sua iniziativa. Allo stesso tempo non comprende appieno la decisione di separazione.

Resta il deputato Stefano Lepri e la consigliera comunale-regionale-metropolitana nonché vice segretaria regionale del Pd piemontese Monica Canalis.

La consigliera comunale-metropolitana Maria Grazia Grippo e la collega in Sala Rossa Chiara Foglietta sono pronte a continuare le loro battaglie sempre come Dem.

Come detto e come avviene per ogni divorzio certo non manca la confusione. Anche in un partito come il Pd che non è certo verginello alle scissioni.