Un vero e proprio voltafaccia. Non si può spiegare altrimenti quanto accaduto alla maggioranza pentastellata. Nel giorno in cui dovevano dimostrare di essere nuovamente uniti, la “maledizione a cinque cerchi” colpisce ancora. Già almeno tre dei cinque dissidenti storici anti Olimpiadi hanno pubblicamente espresso il loro parere negativo contro i Giochi, cancellando di fatto le parole della sindaca Chiara Appendino e della capogruppo del Movimento Cinque Stelle Valentina Sganga che dopo l’incontro di sabato con il vicepremier Luigi Di Maio avevano parlato “di maggioranza compatta” e “rapporti cuciti”. Altro che “andare avanti compatti”.

Prima in Sala Rossa la consigliera Maura Paoli, la consigliera Marina Pollicino e la consigliera Daniela Albano hanno chiaramente detto che loro continuano ad essere contro la candidatura torinese ai Giochi Invernali. Non hanno cambiato di una virgola la loro opinione, mentre solo Damiano Carretto e Viviana Ferrero sono apparsi più concilianti.

Basta prendere ciò che ha evidenziato Paoli nel suo intervento dove tifa contro: «Mi auguro che i nostri paletti inducano Coni e Cio a non sceglierci. Sono più di sei mesi che vivo in uno stato paradossaleQuesta avventura olimpica imbarazzante per come è stata gestita con l’affidamento diretto della realizzazione del pre dossier” all’architetto Sasso. Ed è imbarazzante pure il pre dossier che domani sarà presentato al Coni nonostante il lavoro del nostro gruppo abbia provato a migliorarlo. L’unico conforto è l’analisi costi benefici che siano riusciti a far accettare non alla Città purtroppo, ma al Governo. Sono convinta che convincerà sul fatto che le Olimpiadi non si devono fare. Per ora la vittoria è aver fatto capire al Governo che un si a prescindere non si può dire e mi auguro che si capisca che le Olimpiadi in Italia non si devono fare».

O quelle di Albano: «Non mi sento in alcun modo di sostenere la candidatura e non voterò in questa aula alcun atto in merito. La candidatura è una proposta portata avanti dalla sindaca in solitaria e che non è mai stata menzionata in campagna elettorale. Le Olimpiadi sono sempre state un evento disastroso, un evento privato pagato con soldi pubblici. Ma i cittadini le vogliono? Non lo sappiamo perché non glielo abbiamo chiesto ma ovunque è stato fatto hanno detto di no. Le Olimpiadi sono un evento che non si governa e chiedo alla sindaca come spera di garantirci che sarà diverso».

Tolta Daniela Albano, che non ha partecipato all’incontro con il vicepremier preferendo un week-end al mare, sia la Paoli che la Pollicino non si erano poi così opposte davanti a Di Maio. Anzi. L’impressione alla fine del confronto è che avessero accettato la candidatura, come Di Maio aveva detto di “sì” ai dodici paletti messi anche per volontà dei dissidenti.

Invece hanno cambiato nuovamente idea. Rinnegando tutto e smentendo Appendino e Sganga.

E la tensione in seno alla maggioranza rimane. Talmente alta che dopo il consiglio comunale il presidente Fabio Versaci sbotta e urla infastidito dal nuovo cambio di rotta dei dissidenti, che, sorrisetto sulle labbra, continuano a opporsi alla politica di Appendino pur restando nel gruppo. Un voltafaccia, dicevamo, vero e proprio, al punto che Versaci ha lasciato la riunione, ancora prima che incominciasse.

E gli stracci tornano a volare all’interno della maggioranza e stavolta la frattura potrebbe non essere più saldabile, anche se, a sorpresa in serata arriva la seconda giravolta a firma di Maura Paoli e Daniela Albano via social: «Il nostro intervento in aula di questo pomeriggio è stato decisamente duro. La nostra contrarietà alle Olimpiadi per la scarsa fiducia che riponiamo nel CIO è nota da tempo. Detto questo la fiducia nella sindaca, nei 45 punti del gruppo consiliare, e nell’analisi costi e benefici del governo è piena, e ci dispiace se le nostre parole hanno dato adito a strumentalizzazioni. Siamo sicure che alla fine verrà fatta, tutti insieme la scelta migliore per la città».