Qualche giorno fa circolava sui principali social network un video straordinario, delicato ed emozionante nella sua semplicità, ma che, soprattutto, consegnava uno spunto di riflessione su un tema che ci sembra molto interessante riprendere e sul quale vale la pena porre attenzione, visto che ha il suo principio nel mondo dello sport, ma inevitabilmente trova non solo riferimenti, ma addirittura si sovrappone e si mescola con il mondo educativo quotidiano della scuola, familiare e sociale.

Nel video si può osservare il percorso di crescita di alcune atlete ricostruito fin dal primo tocco a terra dei piccoli piedini da neonate e che “passo a passo”, caduta dopo caduta, si realizza nelle vittorie sportive e nelle medaglie che orgogliose queste donne portano al collo. Ma ciò che colpisce per la sua originalità è l’importanza che viene data al modo in cui si sviluppa questo percorso di successo e a come le persone, nel video le loro mamme, abbiano contribuito attraverso il loro comportamento.

Ebbene, senza dover arrivare alla conclusione del video in cui viene esplicitato il messaggio, già dopo pochi secondi quelle bambine avvolte da morbidi ma ingombranti pannolini, mossi i primi passi, impacciatamente cadono con il sedere per terra. E vengono aiutate a rialzarsi. Il video prosegue e le due bambine cominciano ad indossare chi i pattini da ghiaccio, chi gli sci e da lì in avanti le cadute si fanno sempre più rovinose. E a mano a mano che ognuna di esse chiedeva a se stessa una prestazione sempre più complessa e difficile alzando il livello di difficoltà, le cadute e gli errori diventavano occasione di infortuni più o meno gravi, di momenti di scoramento e afflizione. Ma il video ha nella conclusione la risposta a quella domanda che inevitabilmente quelle atlete si sono poste decine di volte: ne vale veramente la pena?

Le lacrime, i sorrisi e gli abbracci condivisi con le loro mamme al termine del video e del loro percorso formativo sono quel premio impagabile in altra maniera, quel riscatto da tutte quelle cadute, da tutti quegli errori che solo dopo assumono un’importanza non comprensibile prima. Proprio l’errore diventa strumento indispensabile ed imprescindibile per la costruzione del successo. Sbagliare permette di attivare la consapevolezza che quel modo di affrontare la cosa non sia corretto. Permette di attivare processi di ragionamento e di pensiero per la ricerca di soluzioni vincenti. Permette di innescare il meccanismo di adattamento e di conseguenza allena la capacità di non omologare un comportamento unico in tutte le circostanze, ma di elaborare processi di ricerca mirata alla risoluzione di quel problema specifico con soluzioni specifiche. E a maggior ragione il comportamento e l’atteggiamento di chi affianca il bambino nelle sue esperienze siano esse motorie, sportive o educative in generale diventerà fondamentale e dirimente se questo sarà valido o meno.

Siamo convinti che la guida non invadente dell’adulto che con il suo sostegno incoraggia e indirizza verso il più corretto percorso di ricerca delle soluzioni, soprattutto interrogando il bambino o il ragazzo sul perché di alcune scelte, o stimolando la ricerca di soluzioni diverse senza l’indicazione diretta della giusta gestualità, il supporto e l’aiuto nel superamento dei momenti di difficoltà, ed infine la condivisione del successo sia l’approccio più complesso, faticoso e che non consegna risultati in breve tempo, ma è sicuramente quello che consente all’adulto di dare il miglior contributo alla realizzazione non di ciò che noi vorremmo diventassero quei bambini o quei ragazzi, ma di ciò che loro vorrebbero diventare.

E magari di poter indossare quella medaglia di colore “oro”.