Per comprendere meglio lo stato di salute attuale del Partito Democratico bisogna fare un check up. Ma chi conosce bene il paziente è senza alcun dubbio chi vive il partito praticamente quotidianamente, misurando gli umori al suo interno e all’esterno.

Uno di questi è Saverio Mazza, responsabile organizzativo del Partito Democratico di Torino.

Allora Saverio Mazza, da quando si occupa di Organizzazione?

Primavera inoltrata del 2014, prima avevo altri incarichi nel partito, ma non erano, diciamo, di tipo operativo.

Però al Congresso aveva annunciato di voler lasciare…

Il segretario metropolitano di Torino, Mimmo Carretta, ha una capacità unica di lanciare nuove sfide ed è quindi difficile non coglierle e dire no.

E devo essere sincero, l’idea che abbiamo avuto di dotarci di un Dipartimento Organizzazione è stata lungimirante. Tutte persone che si occupano con dedizione al Partito. Ognuno di loro può definirsi responsabile di un pezzo di organizzazione.

Come sta il Partito Democratico oggi?

Il Pd nazionale sta esattamente come stava il Pd Torino dopo le elezioni amministrative. È un momento difficile, di sbandamento, specie se hai l’opinione pubblica in piena luna di miele con i vincitori.

Ti attacchi a tutto: in particolare sui social, dove vige la regola del far emergere le contraddizioni e qualche gaffe, ma ovviamente non basta.

Lo si fa perché la base non ha una linea politica da seguire, una traccia, un progetto sul quale aggrapparsi.

Ci dobbiamo svegliare prima possibile e dobbiamo “sincronizzarci” con il nostro ruolo attuale, ossia l’opposizione. Vedo invece molta filosofia applicata col nulla, come se dovessimo tornare a governare domattina. Bisogna costruire l’opposizione.

A Torino come avete fatto?

Mimmo Carretta ha riportato nel vocabolario del PD alcune parole e concetti chiave: Comunità, Sinistra, antifascismo, dialogo con le associazioni, con i Sindacati e molto altro.

Credo abbia trovato argomenti ed obiettivi intorno ai quali ci si sente più uniti. La strada ovviamente è ancora lunga, ma mi sembra quella giusta

E la strada intrapresa dal regionale?

Anche quella ora mi sembra sia quella giusta, senza però dimenticare che i tre mesi di “spettacolo” al quale abbiamo assistito non sono stati certo un granché.

A cosa si riferisce quando dice “spettacolo”?

Difficile trovare altri termini per definire il via vai di componenti, dalle più rappresentative a quelle formate da “due amici al bar”. Tutto questo mentre il vero polso della situazione ce l’hanno i Circoli, le loro strutture, i loro segretari.

Visto che parliamo di Piemonte: chi sarà il vostro prossimo candidato alle Regionali?

C’è un ragionamento in corso, va dato atto della disponibilità del presidente Sergio Chiamparino a ricandidarsi e nel contempo quella di creare le condizioni per un ricambio generazionale. Ma vede il punto non è questo.

Qual è?

Piero Fassino è uomo di una caratura politica indiscussa, aveva governato bene, ma ha perso e ora ci troviamo come sindaca Chiara Appendino.

Ministri come Dario Franceschini e Marco Minniti nei loro rispettivi collegi uninominali sono stati sconfitti da sconosciuti. Forse il tema non è più “chi”, ma è “cosa diciamo” alla gente, quale messaggio lanciamo.

Con questo non voglio sminuire le personalità che abbiamo nel Pd e quel valore aggiunto che sicuramente danno, dico solo che la gente ormai va “al sodo”, è concentrata sui “messaggi”.

Torniamo al Pd: è il Partito degli eletti o ancora ha una base autonoma?

Il Partito Democratico dovrebbe essere entrambi. Un grande partito ha dei militanti, degli iscritti ed degli eletti. Il problema è,che è diventato un marchio. 

Ad alcuni serve solo come trampolino di lancio personale.

Si spieghi meglio…

Il Pd è un partito strutturato in componenti e non tutti mettono davanti l’interesse del partito rispetto a quello personale o di un gruppo definito di persone.

Le componenti sono importanti ed io le istituzionalizzerei perfino nello Statuto. Ma devono corrispondere alle Mozioni congressuali e basta.

Se solo in tanti riversassero l’impegno per promuovere la loro immagine o della loro componente nel Pd, probabilmente saremmo più in salute.

Bisogna lavorare di più sulla la meritocrazia, me lo faccia dire, ossia quello strumento che permette a chi ha delle qualità di emergere a prescindere senza che questo o questa sia vicino a Tizio o Caio.

In questi anni ne ho viste di ogni…

Tipo?

Guardi potrei scrivere un libro, specie sulla bramosia di alcuni nel voler emergere.

Un capitolo a parte lo dedicherei a quelli che ne fanno un mestiere di distruggere nel Pd, senza mai prendersi pezzi di responsabilità.

Ha notato che in alcune interviste molti dei nostri eletti o perfino dirigenti si riferiscono al Pd come un interlocutore?

Non dicono mai “noi”. Io dico, “Ma come? sei anche tu il Pd!”

Come sta il Partito Democratico a Torino?

Come accennavo prima stiamo tornando ad una certo modello militanza. Se questo significherà un aumento degli iscritti non lo so, né ora sono in grado di prevederlo.

Certo, ad oggi sono molti gli “iscritti per la prima volta”. Vedremo in futuro.

Vorrei aggiungere un’ultima cosa sulla militanza: ringraziare tutti i segretari dei Circoli, gli iscritti che si sono praticamente inventati “gli aperitivi” democratici, oggi strumento che consente di avere le sedi aperte e scambiare opinioni tra di noi e con i cittadini che voglio farlo. I consiglieri comunali e di circoscrizione, come si suol dire sempre “in prima linea”.

E un grazie ai Giovani Democratici di Torino, ormai una presenza costante, giovani davvero molto validi e che devono essere valorizzati di più.

Cosa ci sa dire per la prossima “Festa de l’Unità”?

Stiamo cercando la location. Come è noto le nostre casse non ci permettono grandi cose e non vogliamo creare debiti. Anzi. Negli ultimi anni grazie anche alla gestione oculata degli ultimi tesorieri la Festa è andata sempre in attivo e non è più un “bagno di sangue”.

Grazie anche ai contributi degli eletti . Poi nonostante le difficoltà magari ti prendi le critiche, ma abbiamo spalle larghissime.