Sono tante le sardine che hanno riempito Piazza Castello a Torino. Secondo i promotori almeno 40 mila.

In piazza la voglia di dire basta alla violenza dei toni e alle politiche inconcludenti. Piazza castello si riempie quasi tutta in pochi minuti all’approssimarsi delle 19.

Da tutto il Piemonte persone di ogni età e di ogni tipo di cultura arrivano muniti di sardina fatta in casa ritagliata dai giornali o lavorata con maglia e stoffa per chiedere attenzione ascolto.

«Non dobbiamo essere noi a dare le risposte, ma è la politica a doverlo fare, dicono quasi tutti gli intervistati mentre dal palco si intona una “Bella Ciao” muta, sibilata tra le labbra, per ricordare il bisogno di visibilità e risposte coloro che vittime di violenza parlare non possono. C’era con un gran cilindro e t-shirt blu. Il papà della manifestazione torinese Paolo Ranzani che non nasconde l’emozione. «Non ci sono pinguini. Non ci sono squali,- dice – solo sardine strette strette per la democrazia».

In piazza Matteo Angeleri, 24 anni, coordinatore delle sardine torinesi «scendiamo in piazza per riempire un vuoto culturale lasciato dalla politica, ci sono coloro che si oppongono alla politica della violenza e dell’odio e anche quelli che vogliono mandare segnali forti e di riflessione a quelli coloro che ci approvano ma che non usano un linguaggio diverso dalle forze partitiche che contrastano». Ma le Sardine, se pur portano numeri impressionanti di manifestanti nelle piazza di tutto il Paese, non propongono. Matteo non è d’accordo «La miglior proposta è la Costituzione. Noi la vogliamo riaffermare. Credo che sia necessario riscoprire questo terreno fertile e oggi dimenticato. I nostri padri costituenti hanno voluto che fosse un faro per la nostra Repubblica». La politica? Li ha cercati, un po’ per mettere il cappello sulle loro iniziative, un po’ per ascoltarli. La reazione di Matteo è razionale e coerente con il loro manifesto «La politica ci ha cercati ci continuerà a cercare, quando proveranno a mettere il cappello, ce lo toglieremo. Se vorranno che noi gli si faccia domande, gliele faremo».

C’è un gruppo di Sardine che arriva da Casale, età che ha passato la cinquantina. Gianni è qui perché crede che «sia importante dare un segnale», Rosanna è in piazza con un cappello particolare, con una sardina di stoffa cucita e colorata, testa e coda pronta a sguazzare nel mare torinese della sera prenatalizia «era ora di muoverci, siamo in tanti e vogliamo farci vedere, non ce ne frega niente di chi dice che facciamo solo casino». Lidia rivendica «sono qui perché spero che qualcosa cambi. Sui grandi temi bisogna intervenire e questi sono il lavoro, i giovani, l’occupazione, immigrazione, accoglienza: sono temi scottanti che devono essere affrontati con umanità. Vorrei che venisse difesa la produzione del nostro Paese, che venisse contrastata la dislocazione. Ma siamo un Paese dove gli stranieri arrivano, comprano marchi e dismettono le aziende».

C’è un’altra Rosanna, amica dell’omonima, che si dichiara «felice perchè avevamo bisogno di questo movimento, dobbiamo finirla con la violenza nei fatti e nelle parole. Il dialogo è inevitabile e fondamentale per raggiungere l’obiettivo. Urlandosi addosso non si va da nessuna parte». 

C’è il gruppo “Sardine in coro”, donne e uomini che cantano nel Coro dell’Abbaino e che questa sera cantano in piazza, contro la violenza, la maleducazione e per finalmente una politica che ascolti, che raccolga.

Torino si slega, Ignazio dice «sono contento di essere qui, l’odio oggi viene usato solo per coprire le vere problematiche di Torino e del Paese. Che i gruppi di Sardine si stiano allargando è  un importante segnale positivo. Siamo persone che dimostrano di volere soluzioni reali della politica per il lavoro e la finanza». Antonino, si sofferma osserva: «questo movimento è pacifico e apolitico, noi ascoltiamo tutti, ci siamo, non siamo ignoranti e siamo stufi di una classe politica che fa solo spettacoli di distrazione. Siamo qui per farci sentire, pacificamente».

Sara Diena è una delle giovanissime coordinatrici, insieme al fotografo Paolo Ranzani che ha messo in piedi con pazienza e capacità dal social alla piazza, una folla di sardine. «Questa sera, alla fine dell’incontro avremo rivendicato le nostre istanze: noi ci rifacciamo ai valori della costituzione, chiediamo un modo nuovo di fare politica che parli alle persone che sanno pensare e che possono pensare, che possono proporre senza solo seguire la massa. La gente non è solo da veicolare per ottenere il consenso ma è da ascoltare, da includere». Ed è lei a intonare il canto partigiano più noto al mondo.

«Cantiamo Bella Ciao perchè è una rivendicazione: è la libertà delle donne che deve essere riconosciuta, un urlo contro la violenza su di loro. All’inizio, cantarla a labbra serrate, rappresenta l’impossibilità di molte donne di esprimersi; nello svilupparsi del canto, la urleremo con tutto il fiato che abbiamo ed è quello che auguriamo a tutte le donne vittime di sopruso di fare: urlare per essere libere».

Tra il pubblico molti hanno portato un libro, per scambiare e consigliare emozioni, modi di vivere, cultura, in un mondo che oggi sembra non riconoscersi più.

Umberto D’Ottavio, già parlamentare, è in piazza con le sardine: «la proposta straordinaria fatta da queste piazze è quella di avere una politica migliore, noi siamo sempre in campagna elettorale dove ogni volta la si spara più grossa, quindi questi ragazzi fanno una proposta politica importante. Che si cambi. Loro pongono un problema e si aspettano che chi sta nelle istituzioni faccia in modo che ci siano delle risposte». In piazza c’erano anche esponenti dei Cinque Stelle, di Rifondazione Comunista, del Partito Democratico.

Non c’era ovviamente la Lega.

«Rispettiamo sempre chi scende in piazza per esprimeree le proprie idee e manifestare in modo civile – commenta la deputata leghista Elena Maccantiè però assai strano che si scenda in piazza contro l’opposizione, non è mai sucesso al mondo. Quello che lascia più allibiti è la presenza in piazza di esponenti del Pd e del Movimento 5 stelle, partiti che attualmente sono al governo del Paese. Mi piacerebbe sapere per cosa esattamente sono scesi in piazza, se non perché completamente privi di progettualità politica, schiacciati da un’alleanza di Governo che si regge solo sulla paura».

 

(foto di Rosanna Caraci)