Spregiudicatezza elettorale, divario tra Nord e Sud, lavoro, cosa si nasconde dietro gli slogan della Lega, ma anche la vicenda Tav. Sono solo alcuni dei temi che affronterò domani, in Basilicata per sostenere Carlo Trerotola, il candidato del centrosinistra per le elezioni regionali.

In un momento in cui il Paese è in evidente difficoltà, spetta ad ognuno di noi dare un contributo raccontando quelle che sono verità e non slogan. Raccontando che si può coltivare un’Italia senza adoperare gli strumenti della rabbia e dell’odio, del “tutti contro tutti“.  Sarò lì, nella mia terra d’origine per testimoniare  cosa sta avvenendo anche al nord per mano della Lega di Matteo Salvini.

Dirò che arrivo da un Piemonte che, soprattutto in questi ultimi mesi, è stato trattato come una merce di scambio per interessi elettorali e che rischia di diventare terra abbandonata a favore di una Lombardia sempre più predominante e pressante nel panorama economico nazionale.

Arrivo da una Torino che rischia di essere messa da parte con un escamotage come la “MiniTav”, un progetto che taglierà fuori Orbassano e il nodo Torinese e dunque il Nord-Ovest,  in favore di una Milano-Lione. Un progetto che se andasse in porto, consentirebbe al Movimento Cinque Stelle di salvare la faccia, intestandosi il merito di aver “ridiscusso il progetto” come previsto dal contratto di governo, e alla Lega di mettere a segno un altro colpaccio, evitando di rinunciare a un’opera sulla quale si è spesa molto.

Chiederò ai miei corregionali che hanno intenzione di votare in buona fede Salvini, cosa si aspettano da una Lega che, pur non invocando più la secessione (per ora) del nord dal resto del Paese, nella scelta di chi buttare giù dalla torre, certamente non avrà scrupoli a sacrificare il sud, figuriamoci la Basilicata.

Davvero credono che dietro lo slogan “Prima gli italiani” non si nasconda un seguito non detto e cioè che tra gli italiani, prima ancora ci sono i loro bacini elettorali?

Ricorderò che nel contratto del governo gialloverde la questione meridionale è risolta in otto righe con il proclamato obiettivo di “colmare il gap tra Nord e Sud” perché il Meridione non avrebbe bisogno di politiche speciali. Poche righe che la dicono lunga sulla sensibilità e sulla serietà con cui la Lega affronta i bisogni reali delle regioni del Sud.

Qui, l’emergenza è il lavoro e capire come campare nell’attesa che lo si crei. La manovra di bilancio del governo gialloverde non affronta nessuno dei veri problemi del Sud, così come del Nord, limitandosi a offrire risposte immediate alle esigenze di sopravvivenza di milioni di persone in condizioni critiche, senza che si sappia, però, se i denari pubblici vadano effettivamente a finire nelle tasche giuste e se essi creeranno le condizioni per ripartire. Decisamente meglio sarebbe stato investire quel gruzzolo da 10 miliardi del reddito di cittadinanza per incentivare le assunzioni, specie dei più giovani, magari attraverso un abbattimento contributivo o tagliando le tasse alle famiglie.

Pensano di risolvere tutto con la semplice introduzione del reddito di cittadinanza senza comprendere che così facendo, lasciano spazio alla rassegnazione anziché costruire speranza. Come può accadere allora che, alla luce di quanto detto, sempre più persone al Sud possano anche solo pensare di votare la Lega? La spiegazione è che essi non vengono informati e vengono silenziosamente traditi. Non possiamo e non vogliamo che questo accada.

Non mi è mai piaciuto dire “io l’avevo avevo”. Sento però il bisogno, oggi e nei prossimi anni, se sarà necessario, di ribadirlo, a testimonianza del fatto che non ero da quella parte, ma dalla parte di chi in maniera trasparente, evidenziava delle problematiche.

Non voglio avere rimpianti e voglio poter dire “io il mio contributo l’ho dato”.