«Il Salone del Libro ha superato la sfida più difficile ma non ha il futuro assicurato. Si sono fatte tante belle parole ma, in termini operativi e pratici non risultano ancora al momento azioni tangibili che traccino una strada e la gestione di tale situazione è in mano al commissario liquidatore».

E da questa constatazione che i creditori della Fondazione del Libro sono partiti per lanciare una articolata proposta progettuale e finanziaria a lungo termine, attraverso la costituzione di una apposita società benefit che fungerebbe da asso pigliatutto garantendo futuro e mantenendo le linee guida per una kermesse che, nonostante il confortante successo dell’ultima edizione diretta da Nicola Lagioia, vede il persistere pesanti incognite.

Una proposta che vede protagonista GL Events, gestore del Lingotto Fiere, Eventi3 e P&P, che coordinano il gruppo Fornitori Salone del Libro. Si tratta di partner operativi impegnati da anni nella realizzazione dell’evento. Un soggetto che ora non intende solo agire per evitare di divenire l’unica vittima degli errori altrui, vedendo sfumare il legittimo compenso che da tempo atteso dopo tanti sacrifici a fronte dei “buchi” finanziari della Fondazione, ma che vuole assumersi in prima persona la responsabilità di risollevare le sorti del Salone. Questo rilevando gli asset della Fondazione del Libro e ripianando il passivo. Un passivo che vede le 24 aziende fornitrici vantare crediti per 4 milioni di euro.

Questo attraverso la costituzione fra le aziende fornitrici una “società benefit” (tipologia societaria, introdotta in Italia dal 2016), che persegue finalità di interesse sociale, qual è quella di un evento culturale.

Un nuovo soggetto che «in assenza della disponibilità dei soci della Fondazione a ripianare i debiti pregressi, dia continuità all’attività della Fondazione stessa acquisendone gli asset e, al contempo, ne ripiani al 100% il passivo attraverso il ricorso al finanziamento bancario, contando nel sostegno degli istituti di credito del territorio, la cui piena adesione all’intervento sarà indispensabile alla riuscita dell’operazione, insieme ad altre formule di raccolta fondi (ad es. azioni di crowdfunding)».

I promotori motivano la proposta con la necessità di «imporre l’idea di un modello gestionale nuovo per il Salone del libro, più efficace, in discontinuità con il passato, più collegato all’esperienza delle imprese, delle istituzioni e delle persone che lo hanno fatto crescere e ne hanno decretato il successo. Un Salone del libro che per ripartire non debba contare sulla disponibilità dei creditori a rinunciare a parte del compenso che legittimamente spetta loro e che consenta alle aziende torinesi e piemontesi di lavorare alle future edizioni. Un Salone del libro che sia in grado di rappresentare adeguatamente tutti i componenti la filiera editoriale e di rispondere alle loro esigenze con tempestività e competenza».

Entrando nel dettaglio i creditori precisano: «Condizione preliminare affinché questo accada è che il Salone possa contare su una struttura organizzativa stabile in grado di farsi carico di una progettualità a lungo termine, una struttura in grado di predisporre un piano di investimenti, assicurando al territorio che ospita il Salone la ricaduta economica più volte sottolineata. Una struttura di questo tipo non può che avere le caratteristiche di un soggetto privato di natura imprenditoriale, che abbia nella sua disponibilità la proprietà e la gestione del Salone per potersi muovere nell’ambito della competizione fieristica con la competenza e l’agilità richieste dal mercato. Un soggetto privato che abbia anche una piena consapevolezza del valore sociale e culturale del Salone stesso, e che sappia riconoscere alle istituzioni pubbliche un ruolo di controllo e di indirizzo legittimamente e giustamente rivendicato in questo specifico ambito, onde evitare di pregiudicare la natura stessa del Salone del libro e, di conseguenza, il suo successo».

Il Gotha politico culturale torinese si è sperticato nelle presentazioni dell’edizione 2018 del Salone per ribadire il suo radicamento a Torino, superando le difficoltà economiche, attraverso iniziative in grado di scongiurare qualsiasi minaccia di futuri trasferimenti.

È stata anche messo con ottimismo in calendario dal 9 al 13 maggio 2019 la trentaduesima edizione del Salone del Libro di Torino.

Tuttavia i creditori constatano come: «pur essendo trascorso oltre un mese da quell’annuncio, ad oggi ancora nessuna soluzione sul modello di governance che determinerà il futuro del Salone è stata concretamente definita». Si è ipotizzato un coordinamento editoriale affidato alla Fondazione per la Cultura e di un ruolo di general contractor per il Circolo dei Lettori.

Buoni propositi ma, al di là delle cronache giornalistiche, viene denunciato come in termini operativi e pratici non risultano al momento azioni tangibili che traccino una strada. Questo ricordando come in merito alla storia passata della Fondazione per il Libro e le sue ripercussioni sul presente «la gestione di tale situazione è in mano al commissario liquidatore nominato da Tribunale, nel cui operato riponiamo piena fiducia». Si tratta per i creditori del solo e unico soggetto titolare del marchio e di tutti gli asset del Salone del Libro, ricordando come il suo destino risulti pertanto direttamente connesso alla procedura in corso e come ora, prima della sua completa definizione, sembri pertanto prematura qualunque ipotesi di scenario per il futuro del Salone.

Vengono inoltre manifestate forti perplessità sulle soluzioni ufficiosamente paventate nei giorni scorsi che potrebbero comportare rischi elevati per il territorio e per la sopravvivenza della manifestazione: «la scelta di un partner privato, attraverso un bando, esporrebbe il Salone a possibili operazioni di profitto» e «sfruttamento del marchio in termini puramente commerciali, con il pericolo dell’intervento di soggetti potenzialmente concorrenti e interessati ad acquisire un vantaggio competitivo di cui approfittare altrove, inoltre, consulenze e forniture tecniche potrebbero essere affidate ad aziende di altre aree della Penisola se non straniere, dando un ulteriore e forse definitivo colpo alle aziende locali da anni impegnate a realizzare il Salone, che già sono in grande difficoltà e, in taluni casi a rischio sopravvivenza a seguito della liquidazione della Fondazione per il Libro».

Insomma “del Salone ci pensino i fornitori storici è il pensiero di GL Events. Tuttavia viene assicurato come la proposta intenda dare piena continuità progettuale con il mantenimento della linea editoriale sviluppata a partire dall’edizione 2017 da Nicola Lagioia e Massimo Bray, gestita dal gruppo di lavoro della Fondazione per il Libro.

Un’iniziativa imprenditoriale ambiziosa. «Non un intervento tampone o estemporanea» precisano i promotori ma un disegno articolato e strutturato per far crescere il Salone con una visione di lungo periodo. Per questo la nuova società indica il suo ruolo al fianco della Regione Piemonte e della Città di Torino «per condividere ogni fase del processo, ipotizzando la costituzione di un soggetto aggregante, come ad esempio un “comitato promotore”, a cui affidare il compito di coordinamento e controllo della dimensione culturale del Salone del Libro». Infine viene sottolineato come la volontà sia quella è quella di operare un coinvolgimento ampio della comunità di riferimento e del mondo del libro, a partire dalle associazioni rappresentative degli editori, dei librai, dei bibliotecari, insieme a tutti gli attori della filiera editoriale, agli enti di riferimento locale e non solo in ambito imprenditoriale, commerciale, formativo.