Ancora polemiche ventiquattrore dopo la chiusura del Salone del Libro. Ad accendere la miccia la consigliera regionale del Movimento Cinque Stelle Francesca Frediani, che accusa il Partito Democratico di fare speculazione politica. Non solo. Per la Frediani i consiglieri regionali Pd starebbero “rosicando” per il successo della kermesse.

Evidenzia la Frediani «lo straordinario successo del Salone del libro manda in crisi il Partito Democratico, a tal punto che alcuni consiglieri regionali del PD rosicano ed arrivano addirittura ad attaccare l’assessore alla cultura Parigi espressione della loro stessa maggioranza. I dati di fatto ed i numeri parlano chiaro: la kermesse è stata rilanciata alla grande nonostante le precedenti amministrazioni targate PD abbiano contribuito quasi ad affossarla. La possibile esclusione della Regione Piemonte dalla rassegna è un pericolo che non esiste, se non nelle dichiarazioni strumentali di alcuni esponenti politici».

Queste polemiche per il presidente della Regione Sergio Chiamparino sono “piccineria”, mentre il presidente della commissione cultura Daniele Valle suggerisce di portare la questione in Consiglio regionale.

Dice Chiamparino: «Colpisce, di fronte alla grandezza del successo del Salone del Libro di Torino come evento culturale comunitario prima ancora che fieristico, la piccineria di certa polemica politica con cui si attribuisce, in modo del tutto arbitrario, a una parte politica il “salvataggio” del Salone; il quale non aveva bisogno di salvatori perché come si è visto, ed è stato anche ripetutamente detto, si è salvato da solo con l’energia della sua comunità di lettura (e se è così qualche merito coloro che hanno inventato e realizzato in passato il Salone l’avranno ben avuto!), un’energia che è stata accompagnata, come era giusto che fosse, dalle istituzioni locali, cercando, anche nei momenti più complicati, di lavorare nella massima collaborazione istituzionale».

Aggiunge il presidente della Regione Piemonte:«Anche per questo colpisce che non si colga come la proposta avanzata dalla cabina di regia corrisponda pienamente a questa esigenza: la Regione, come ente di programmazione, riconosce e sostiene il Salone per il suo valore strategico; la convenzione è uno strumento forte – che tra l’altro utilizziamo anche verso altre eccellenze cittadine, in campi diversi, come Piazza dei Mestieri – ed è l’esatto opposto di quel disimpegno di cui parla un ormai insopportabile cicaleccio mediatico».

«Bisogna imparare che sostenere non coincide solo con il gestire; anzi la grande sfida della politica è proprio quella di indirizzare, sostenere e controllare senza necessariamente sempre gestire. Non abbiamo forse sostenuto un governo che ha voluto giustamente ridurre il numero delle partecipate? Vorrei fossero finiti i tempi in cui si inventavano istituzioni e si investivano soldi perché ogni assessore avesse il suo orticello. E vorrei anche che non si confondessero le istituzioni con chi in quel momento le governa; sono cose diverse e possono cambiare. Se poi ci sono altre idee, ben vengano, purché non siano figlie di una politica che è sempre e solo più capace di guardare alla propria sempre meno fornita bottega».

Sulla vicenda come detto intervengono anche Valle e Cassiani: «Leggendo la dichiarazione del presidente Chiamparino risulta evidente l’urgenza di riportare la discussione laddove dovrebbe svilupparsi istituzionalmente: in maggioranza e in Consiglio».

«Lo strumento della convenzione, oltre ad essere un modo per deresponsabilizzare la struttura regionale, non è adatto ad affrontare il lavoro di ricostruzione della struttura che dovrà organizzare e gestire i molti eventi già programmati: Salone OFF, Salone Off 365, Portici di Carta, di cui l’evento primaverile costituisce il culmine».

Continua Valle: «Il Salone del Libro non è una iniziativa tra le tante che la Regione deve occuparsi di incastrare nel quadro più vasto delle sue politiche, ma è l’evento culturale più importante di questo territorio, con tutto il rispetto per la Piazza dei Mestieri o la Casa della Resistenza di Fondotoce».

«La presenza della Regione nella governance degli eventi legati alla filiera del libro è la miglior garanzia per editori e operatori culturali piemontesi e non», conclude Valle.

In tardo pomeriggio, sul blog del gruppo consiliare pentastellato “Piemonte Cinque Stelle”, la Frediani risponde al Pd: «Ben venga la proposta di due consiglieri regionali del PD che rivendicano il ruolo del Consiglio regionale per discutere la convenzione del Salone del Libro. E’ quanto sosteniamo da anni, ma ciò deve valere per tutte le convenzioni culturali fatte in questi anni».

«Come mai non si sono mai preoccupati di altri accordi molto importanti? Pensiamo ad esempio a quelli con Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Fondazione Teatro Coccia di Novara, Associazione Ettore Fico di Torino, Fondazione Merz e molte altre. In questi casi dov’era il ruolo centrale del Consiglio regionale? Ce lo siamo chiesti e l’abbiamo chiesto molte volte. Siamo lieti quindi di avere alcuni esponenti del PD al nostro fianco in una battaglia per la trasparenza che è spesso mancata in un certo modo di amministrare la cultura da parte dell’attuale assessore Parigi. Troviamo però assurdo limitare l’attenzione alla sola convenzione con il Salone del Libro, segno di un maldestro tentativo di fare speculazione politica oltreché di una profonda spaccatura tra Giunta e Partito Democratico».