Rivincita o meno non si può negare il successo di quest’anno del Salone del Libro. Sorride Chiara Appendino, che non sta più nella pelle. Lei, Francesca Leon, Antonella Parigi, Massimo Bray e Nicola Lagioia. Più che alla conferenza stampa di chiusura sembra di assistere ad un coro che intona un canto di vittoria.

Come dar loro torto: 144.386 visitatori contro 143.815 dello scorso anno. A questi numeri vanno aggiunti i 26.400 al Salone Off contro i 25.000 del 2017. Bray non nasconde le emozioni: «Dati che oggi ci fanno sorridere».

Lui e Lagioia saranno ancora in cabina di regia nel 2019. Scontato dirlo, ma squadra che (stra)vince non si cambia.

Appendino spiega che sarà «una cabina di regia in corso di formazione di cui si occuperà la Fondazione per la Cultura», ne faranno parte «tutta la filiera del libro», dagli editori alle istituzioni.

«Siamo molto felici per come è andata – dice Bray – l’idea era di rendere il Salone un grande laboratorio di idee e contenuti e la città e i visitatori lo hanno capito».

«Il Salone del libro è una manifestazione fondamentale per il nostro territorio, anche per le importanti ricadute economiche che è in grado di generare, quasi 30 milioni di euro durante la passata edizione, ma, anche se non ci fossero, il Salone del libro lo organizzeremmo comunque – commenta l’assessore alla Cultura della Regione Piemonte, Antonella Parigi – È la componente culturale a fare la differenza: il Salone del libro di Torino non è solo una fiera, ma un momento di riflessione collettiva e di costruzione di una comunità che ha le sue radici a Torino e che non è replicabile altrove».

«Che il Salone sia un successo clamoroso è evidente: eventi sold out, code. Si può fare meglio ma è difficile fare di più. Non bisogna essere schiavi dei numeri», evidenzia Nicola Lagioia e continua: «Lo spazio espositivo aumenterà, faremo numeri ancora più alti ma oltre una certa soglia che è stata abbondantemente superata è impossibile andare. Rassegniamoci. Perfettibile è invece la qualità del progetto culturale. È stata la prova di maturità del Salone e della comunità legata al Salone, molto vasta. L’anno scorso la rivalità tra fiere aveva giovato, è stata una prova d’orgoglio. Quest’anno non ce n’è stato bisogno».

Per Lagioia «gli editori sono tornati e hanno espresso grande soddisfazione, sono felici. Avrebbero potuto crearsi problemi di convivenza ma non ce ne sono stati. Qualche disagio c’è stato, ma sono meglio quelli legati al successo che a un insuccesso. Grandi e piccoli editori hanno dimostrato di poter stare insieme, vi siete incontrati fra di voi. Faremo tutto il possibile perché la convivenza sia possibile ma anche vantaggiosa».

Per quanto riguarda i guai non roviniamo il clima di festa. In fondo Appendino assicura che sta lavorando per velocizzare i pagamenti per i fornitori. E non solo per quello: «Lavoriamo per reperire i fondi necessari a far sì che il Salone del Libro non debba mai più operare in emergenza e perché il marchio resti pubblico».

«Come ha detto il presidente Bray, è un laboratorio di cultura e come tale vanno riconosciuti la sua storia e il suo futuro. Abbiamo avviato il processo di liquidazione per i fornitori ora cercheremo di velocizzare anche i pagamenti», conclude Appendino, mentre Lagioia saluta e dà appuntamento al prossimo anno, dal 9 al 13 maggio 2019, per la 32esima edizione del Salone del Libro.

 

Foto ufficio stampa del Salone del Libro