Nella Sala delle Bandiere di Palazzo Lascaris a Torino, il senatore del Partito Democratico Mauro Laus e il capogruppo Pd in consiglio regionale del Piemonte Domenico Ravetti, hanno illustrato il disegno di legge sul salario minimo orario.

Una proposta che lo stesso Laus aveva presentato nel settembre 2016, allora presidente, al Consiglio regionale del Piemonte e che nel maggio 2018, da senatore, ha depositato a Roma.

Nel nostro Paese non è previsto un salario minimo a livello legislativo per tutti i lavoratori subordinati «ma è l’articolo 2099, comma secondo, del codice civile ad attribuire in via primaria alla contrattazione collettiva il compito di stabilire la misura della retribuzione dovuta dal datore di lavoro al prestatore».

«L’Italia ha bisogno di tante cose e una su tutte è il lavoro – sottolinea Domenico Ravetti – ma da questo governo vedo ben poche politiche per sostenere lo sviluppo economico nel nostro Paese».

«La proposta di legge di cui sono primo firmatario stabilisce di fissare a 9 euro netti la retribuzione oraria minima del lavoratore. Una norma che ritengo importante per i diritti dei lavoratori, ma anche impattante per il mondo delle imprese private quanto per il pubblico», spiega Laus ricordando come anche il Movimento 5 stelle con la senatrice Nunzia Catalfo abbia presentato una proposta di legge sullo stessa tema, con soluzioni differenti da quelle dei Dem.

«Il salario minimo orario – evidenzia il senatore Pd – è al punto tredici del contratto di governo. Ma io ho depositato la mia proposta a maggio 2018 e loro, scoppiazzandola e riscrivendola in malo modo due mesi dopo, a luglio».

Aggiunge Laus: «I Cinque Stelle inoltre ipotizzano di intervenire solo dove non c’è una contrattazione collettiva, mentre noi, senza volerci sostituire ai sindacati, chiediamo una paga minima per tutti, anche dove c’è la contrattazione collettiva. Utilizza la stessa strategia delle clausole di dissolvenza proposte per la Tav, si tratta cioè di un atto a efficacia differita. Il testo parla di norme transitorie fino alla scadenza dei contratti in essere, quindi ipoteticamente il tutto potrebbe essere applicato allo scadere del governo stesso, tra qualche anno».

Sui due disegni di legge inizieranno già domani in Senato le audizioni, ma di sicuro un nodo fondamentale sarà capire da dove possano arrivare le risorse necessarie.

«Di sicuro la norma – risponde Laus – avrà ripercussioni sulle imprese private, che vanno quindi agevolate intervenendo sul cuneo fiscale, mentre richiede alcuni miliardi di euro in più per il settore pubblico. Soldi che possono essere recuperati da quota 100 e dal redditto di cittadinanza».

E proprio quest’ultima misura, tanto decantata dai Cinque Stelle, è uno degli aspetti che ha reso necessario intervenire per regolamentare il salario minimo: «Mi rendo conto che 9 euro all’ora è importo oneroso per le imprese e lo Stato, ma la colpa è di chi ha voluto il reddito di cittadinanza drogando il mondo del lavoro. Non è possibile che senza lavorare si arrivi a guadagnare di più di chi lavora».

«E pensare – prosegue Laus – che Di Maio userà proprio il salario minimo come cavallo di battaglia per la prossima campagna elettorale per le europee, peccato che al di là di ottenere il consenso elettorale non sembrano davvero intenzionati ad affrontare la questione».

«Il gruppo Pd è pronto a votare all’unanimità la legge sul salario minimo a patto che vengano eliminate dal testo 5 stelle scaltrezze e furberie».

Insomma, per il senatore Dem il Movimento rischia di incagliarsi nelle sue stesse contraddizione. Mentre il Piemonte va avanti per la sua strada e Domenico Ravetti promette l’impegno del Pd affinchè la proposta di legge entro la fine della consiliatura si trasformi in un ordine del giorno.

«Mi auguro che in Piemonte si possa andare avanti con l’iniziativa del Pd dimostrando che c’è davvero chi fa mentre Di Maio e i suoi puntano solo a incassare il consenso senza risolvere le questioni», conclude Laus.

 

foto di ©Rawsht Twana

video di ©Giulia Zanotti