Un incontro quello di stasera alla Festa de l’Unità di Torino, in corso Grosseto 183, che sembra andare in continuità ideale con l’edizione 2017 in cui si era incominciato ad affrontare il tema povertà. Una sorta di “dov’eravamo rimasti?”.

Infatti un anno fa si era parlato di una incomunicabilità con le periferie che il Partito Democratico ha finito per pagare a caro prezzo.

Da allora ad oggi il Pd ha allargato il suo ruolo all’opposizione in Parlamento, anche con il senatore Mauro Laus e la senatrice Teresa Bellanova, della segreteria nazionale Pd, a cui è stato chiesto quanto le aspettative, strategie e misure nazionali influenzano le politiche locali in materia di protezione sociale.

Lo scenario attuale è quello che da un lato vede schierate le promesse, dall’altro le scelte. In mezzo una linea di demarcazione che si chiama senso del limite. In un decennio l’Italia ha allargato la fascia di vulnerabilità, una vulnerabilità che ha di fatto colpito anche le fasce medie della popolazione. Tema della serata “Viaggio nel Paese reale: salario minimo e nuove povertà, le proposte del Pd”.

Sul palco oltre a Laus e Bellanova anche Marco Leonardi, moderati dalla consigliera comunale Dem Maria Grazia Grippo.

«Abbiamo perso perché non abbiamo individuato le priorità giuste – spiega Leonardi, del dipartimento economia del Pd – L’Italia soffre di più degli altri Paesi europei e non per colpa dell’euro. Il dramma è che oltre alle idee contraddittorie di questo governo, c’è il fatto che non siano affidabili in ciò che annunciano e su cui poi tornano indietro. Per affrontare la povertà bisogna fare uscire le persone dalla povertà e non incatenarle a casa con il reddito di cittadinanza. Forse il valore del reddito di inclusione (Rei , ndr) non è stato cosi percepito.

Continua Leonardi: «Sul Rei non bastava scrivere la legge o il decreto attuativo ma andava seguito per tutto il suo percorso, fino al rapporto con i Comuni. Oggi siamo alla pari con l’Europa ad oggi copre più di 300mila famiglie».

Il salario minimo costituisce a tutti gli effetti una misura che può di fatto tutelare tutti i lavoratori all’interno del nostro sistema di relazioni lavorative, l’unico strumento in grado di combattere i “contratti-pirata” e tutelare la funzione di garanzia del contratto nazionale.

Ne è sempre più convinto il senatore Mauro Laus, che ritiene, che in particolar modo, su questo tema, il Pd fino ad oggi sia stato troppo timido.

«Salario minino è la retribuzione minima, altra cosa è il reddito di cittadinanza – evidenzia Laus – Oltre tre milioni di lavoratori in Italia, pur lavorando percepiscono, meno di 500 euro netti al mese. Poi vi sono lavoratori, considerati tra i più fortunati che arrivano fino ai 700 euro al mese. Con il disegno di legge sul salario minimo non intendiamo creare lo scontro con il sindacato, ma fare una fotografia per far capire chi in realtà trae maggior beneficio da questa istantanea. Il disegno di legge è pensato per tutelare oltre due milioni e mezzo di cosiddetti working poors (lavoratori poveri)».

«Nello stesso Pd – aggiunge il senatore Dem – esponenti importanti ritengono non si debba togliere la prerogativa della contrattazione al sindacato. Fino ad oggi il partito su questo tema è stato timido. Ci va coraggio delle idee».

Per Mauro Laus «il Movimento Cinque Stelle su questo tema ha fatto propaganda ascrivendo responsabilità alle amministrazioni a guida Pd: lavoratori utilizzati in maniera strumentale».

«Corretto utilizzo delle risorse, per un partito come il nostro, vuol dire incanalarle in quei comparti dove occorre ridare dignità alla persona, non è questione di italiani o no, ma di persone ripeto. Su questo bisogna che il Pd faccia una riflessione profonda e fare un’inversione a “U”. Mi aspetto che su questo la regione Piemonte possa fare da apripista», è la conclusione di Laus.

La senatrice Teresa Bellanova riconoscere la necessità di partire dagli errori commessi ma anche di necessità di andare avanti.

«Non abbiamo sbagliato tutto – dice Bellanova – Dobbiamo ragionare sulle proposte e sui tempi necessari affinché arrivino le risposte. Dobbiamo parlare di che idea di paese abbiamo noi e di quale idea di paese abbia il governo attuale. Siamo la seconda manifattura d’Europa e nonostante la crisi di questi anni, la nostra risposta deve continuare ad essere il lavoro, lavoro vero, tratto identitario del nostro partito».

«Quelli che si strappano le vesti per i “Rider” che prendono tre euro l’ora come pensano di risolvere concretamente il problema? Vorrei dire a Di Maio che non si fa speculazione e propaganda sulla pelle di chi non ha alcuna garanzia e sicurezza. A questo deve pensarci la norma. Il tempo e il modo per farlo c’è», sostiene la senatrice.

«Firmando il decreto Dignità, il ministro Di Maio si è conquistato il titolo di ministro a vita della disoccupazione. Per la prima i lavoratori saranno licenziati non per volontà del datore ma grazie a decreto firmato dal governo. Il lavoro è una questione seria, cosi come lo sviluppo del Paese e messe in mano a incapaci e incompetenti non solo ci giochiamo i risultati di questi ultimi anni (persi in Italia tra giugno e luglio, 90 mila posti di lavoro) ma ci sarà inoltre una sempre maggior perdita di fiducia da parte di chi deve investire».

«Con rigore bisogna che il Pd rimetta in piedi la sua comunità altrimenti consegneremo il paese alla rabbia e alla ribellione. Mettiamoci in cammino, abbiamo bisogno di tutti. Abbiamo Il dovere di costruire il futuro dei nostri figli», conclude Teresa Bellanova.