Un nuovo omicidio scuote gli Stati Uniti d’America. Un nuovo caso di razzismo poliziesco. Un ragazzo nero, di diciotto anni, è stato ucciso da un poliziotto a Saint Louis, in Missouri. Sarebbero diciassette i colpi che avrebbero trafitto il giovane afroamericano, uccidendolo. Il fattaccio è avvenuto la scorsa notte e ha scatenato le proteste degli abitanti dell’area metropolitana di Saint Louis, che dista solamente venti chilometri da Ferguson, cittadina salita al centro delle cronache sul finire dello scorso agosto, in seguito all’omicidio di Michael Brown e alle furiose proteste esplose contro l’ennesimo omicidio della polizia.

Tutto ciò avviene alla vigilia delle manifestazioni programmate proprio a Ferguson, per ricordare il giovane e per protestare contro le violenze razziste. Michael è stato ucciso con sei proiettili, l’omicidio di questa notte è stato ancora più violento: secondo le prime ricostruzioni della sparatoria, in una dinamica che appare ancora tutta da chiarire, l’agente bianco avrebbe agito per legittima difesa, sparando poi i suoi diciassette colpi. Le parole della cugina della vittima stanno però già facendo traballare l’ipotesi dello scontro a fuoco, per come è stato raccontato ai media: “Era disarmato. Aveva un panino in mano e hanno pensato che fosse una pistola. È la stessa storia di Michael Brown, di nuovo”.

L’agente, nella polizia da sette anni, indossava la divisa della polizia anche se stava svolgendo un secondo lavoro, come guardia giurata. Al momento è stato sospeso dal servizio in attesa che si concluda l’inchiesta. Nel frattempo su Saint Louis stanno convergendo diverse centinaia di persone, per protestare contro l’ennesimo omicidio razzista.