Una volta si diceva prosaicamente “rimandato a settembre”. Oggi pomposamente si spiega che lo studente deve recuperare il debito. Nell’uno o nell’altro caso è indicatore di un’insufficienza, di una carenza in una materia.

Ma per il vice premier Er Mejo Di Maio i “settembre” si devono essere esauriti da un bel pezzo se continua a mostrare la sua orgogliosa ignoranza (rigorosamente dal verbo ignorare) in Storia.

Era già incappato nella gaffe di collocare il criminale Augusto Pinochet, autore del golpe in Cile nel 1973, in Venezuela.

Una confusione se vogliamo veniale: la predisposizione dei militari sudamericani a soffocare le libertà democratiche è comune. Ma al Venezuela va riconosciuto il merito di aver dato i natali a chi è stato un paladino della libertà in America Latina nell’Ottocento: Simon Bolivar.

Ieri però Er Mejo si è decisamente superato con quella frase sulla tragedia nella miniera di Marcinelle in Belgio avvenuta 1956: emigrare fa male, ha detto in sostanza e convinto, piegando il passato al presente di migliaia di nostri giovani che vanno all’estero in cerca di una prospettiva, di un futuro.

Negli anni Cinquanta, però, la nostra emigrazione, emigrazione di un Paese povero, costituita da una immensa riserva di braccia in massima parte analfabeta ed espulsa dai campi, era frutto di accordi intergovernativi: i nostri connazionali più sfortunati in cambio di materie prime per far andare avanti le nostre industrie di trasformazione.

Intanto si affacciava in Europa l’accordo denominato Ceca (Comunità europea del carbone e acciaio) preludio al Mec, il mercato comune europeo. E per chiudere il cerchio, fu grazie alle rimesse dei nostri lavoratori all’estero che il nostro bilancio si mantenne a galla per decenni.

Questa caro Er Mejo la verità cruda e storica, altro che incursioni nella tragedia ad uso propagandistico che confermano una sola cosa: la sua allergia alla storia.

La smetta di rovistare nei manuali Bignami e ritorni seriamente a scuola, anziché usare noi italiani come test d’ammissione alla Facoltà di credibilità in cui viene quotidianamente bocciato.