È passato un mese dal terremoto che ha scosso il Caat, il Centro Agro Alimentare di Torino, e i suoi vertici. Era il 20 febbraio scorso quando la consigliera del Cda Patrizia Ferrarini consegnava assieme alla lettera di dimissioni una relazione in cui denunciava presunti verbali falsificati, decisioni prese non per il reale interesse della società e conflitti di interesse nel direttivo di quello che è il terzo più grande centro agroalimentare d’Italia.

Settanta pagine di osservazioni a cui il collegio sindacale del Caat ha risposto la settimana scorsa con una lettera che controbatte punto per punto le questioni sollevate dalla consigliera, certificando il buon operato dei membri del Cda.

Un documento accolto positivamente anche da Stefano Cavaglià, il presidente di Apgo, l’Associazione piemontese grossisti ortofrutticoli che associa l’85 per cento degli operatori, che come spiega nel suo intervento su Nuova Società: «Quanto si è detto nelle scorse settimane è non soltanto inesatto, ma è soprattutto ingeneroso, frutto di iniziative personali avventate e interventi di soggetti poco informati».

Leggi: Caat, Stefano Cavaglià (Apgo): “Insensata bagarre. Apriamo un tavolo di confronto”

Sotto la lente di ingrandimento in particolare il contenzioso aperto già nel 2016 tra i grossisti riuniti in Apgo e il Caat stesso in merito allo smaltimento dei rifiuti. Agli operatori viene richiesto di pagare non solo per gli spazi da loro occupati ma anche per quelli comuni. Tuttavia per Apgo queste quote sono «ingiuste e non dovute», visto che «nel contratto di locazione non sono contemplate e mai ci sono state chieste dal 2002 al 2015». A complicare il tutto oggi le accuse di Ferrarini: la presenza del vicepresidente di Apgo Edoardo Ramondo nel Cda di Caat, per la consigliera dimissionaria è infatti l’indizio del conflitto di interessi che denuncia nel suo documento.

Quello che è sicuro è che questo contenzioso sta andando avanti da molto, troppo tempo e non solo per gli operatori di Caat. Anche nel mondo politico c’è chi pensa che sia venuto il momento di giungere a una conclusione. Lo sottolinea il presidente della Commissione Commercio del Comune di Torino Andrea Russi, esponente del Movimento Cinque Stelle, che nel ribadire la piena fiducia nel presidente del Centro Marco Lazzarino (nominato dalla sindaca Appendino nel 2017) si augura che «nel rispetto delle regole si trovi un accordo velocemente e senza danneggiare l’ente, visto che ormai le spese legali per sostenere la causa stanno diventando più onerose di quanto si possa guadagnare con il recupero delle tariffe non pagate».

Ma il tema non è solo economico. La risoluzione del contenzioso è prodromica a tutta una serie di sviluppi successivi che potrebbero determinare in un senso o nell’altro il destino di Caat. A partire dalla vendita di azioni da parte del Comune di Torino, che detiene il 93 per cento di quote detenute.

Nel piano di dismissione delle partecipate l’amministrazione aveva deciso di inserire la vendita del 5 per cento delle proprie quote ma l’asta è andata deserta. E per salvare la situazione la Camera di Commercio, che ora ne detiene il 2,6%, si era detta disponibile all’acquisto. Peccato che il presidente Vincenzo Ilotte abbia vincolato la compravendita alla risoluzione del contenzioso e alla definizione dei nuovi contratti con gli operatori in scadenza; aspetto quest’ultimo anch’esso legato a filo doppio con gli esiti della causa in corso.

Come spiega la vicepresidente della Commissione consiliare Commercio Maria Grazia Grippo del Partito Democratico: «Già in tempi non sospetti sostenevo la necessità di definire il contenzioso in modo bonario. Contenzioso che, come dimostrano anche i numeri in causa riguarda la maggioranza dei grossisti tanto che chi si ostina a sostenere il contrario lo fa in modo strumentaleTrovare una via d’uscita è un atto dovuto per riequilibrare i rapporti tra i grossisti e vertici del Caat ma anche per sfuggire al meccanismo a incastro in cui ci si è andati a ficcare per la totale assenza di visione politica da parte dell’amministrazione». Insomma, un gioco di scatole cinesi in cui non si può aprirne una senza chiudere prima l’altra e dal cui risultato dipende il futuro del Caat stesso.

A tale proposito Grippo non ha dubbi: «L’amministrazione ha mal gestito tutta la vicenda dall’inizio e ha dimostrato di non avere una visione di prospettiva su una realtà tanto strategica. Altrimenti non avrebbe messo in vendita il 5 per cento delle quote sapendo che non potevano interessare a nessuno». Dunque servirebbe una vera e propria inversione di tendenza ma la consigliera democratica ha poca «speranza che questo accada».

Aggiunge Grippo: «Dalla prospettiva minuscola che questa giunta ha dello sviluppo della città difficilmente si può sperare in una autentica valorizzazione del centro agroalimentare. Basterebbe così poco: ad esempio considerare che il Caat si colloca sull’asse della Tav e del polo intermodale. E’ qualcosa di strategico, ma se si continua a dire no alla Tav si dirà no anche a tutto il resto, in un vero e proprio effetto domino che paralizza la città, la sua economia e la sua prospettiva di sviluppo».

Alla complicata vicenda si aggiunge il fatto che il prossimo novembre scadrà la maggior parte dei contratti di locazione e sarà necessario prima di allora trovare un accordo per garantire il futuro del Caat, dei 1500 operatori e delle 84 aziende che ne sono parte integrante e che concorrono a un fatturato di 500 milioni l’anno per l’effetto della vendita di 550 mila tonnellate di frutta e verdura tra Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta e Francia.

Ma su questo Andrea Russi si dice tranquillo: «Sotto la nuova presidenza si è passati da un clima di tensione a uno più cordiale. Si sono risolti molti problemi con i grossisti, si sta investendo nella sicurezza e anche il bilancio ha chiuso in pareggio» osserva il consigliere che intanto vuole vederci chiaro nella denuncia di Ferrarini e ha chiesto un’audizione dell’ex membro del Cda.