Nonostante la stanchezza di una nottata dalle mille emozioni passata in piedi tra frasi come “E’ ancora presto per festeggiare” e poi gli abbracci finali Fabrizio Ricca, segretario torinese della Lega e capogruppo in Sala Rossa è più che sveglio. Viso e voci riposate. Una vittoria schiacciante, primo partito di centro destra e un grosso successo a Torino. Per lui, che in realtà aveva predetto tutto, è l’inizio di una nuova fase politica, quella che da opposizione li può portare a governare, fra un anno, anche il Piemonte.

«Siamo il primo partito della coalizione – dice sorridendo Ricca – il voto di ieri è un avviso di sfratto a Sergio Chiamparino e Chiara Appendino e alle loro politiche. Siamo pronti a proporci come alternativa credibile di governo della città e della Regione» aggiunge.

Il successo nazionale e il successo torinese a cosa sono dovuti?

Era prevedibile, gli italiani erano stanchi, stufi delle tante chiacchiere. In noi vedono i fatti. Ad esempio sull’immigrazione il buonismo del centro sinistra non porta da nessuna parte, a differenza loro noi della Lega siamo stati chiari. Per quanto riguarda Torino, la mia città, stando in mezzo alla gente, nei bar, nelle piazze, sui mezzi pubblici si respirava un’aria non di rassegnazione ma di rabbia, dovuta al fatto che chi governa la città non ha mantenuto la parola data.

E quindi…

Come ho detto spesso nei miei interventi in Sala Rossa Appendino non ha fatto altro che continuare a intraprendere la strada che era di Fassino. Non solo. Avendo ereditato una situazione drammatica per quanto riguarda i conti della città ha pensato bene di soffocare i torinesi con ulteriori tasse e tagliando dove poteva tagliare. Ma il torinese non è così fesso e le urne lo hanno dimostrato.

Primo partito del centro destra significa che…

Beh, che logicamente siamo noi che all’interno della nostra coalizione detteremo la linea, ma non credo che ci siano grossi problemi come qualche giornale scrive, visto che abbiamo un programma comune e visto che in altre regioni e altre città governiamo benissimo insieme. E sono convinto che questo verrà anche quando torneremo alla guida del Piemonte. Intanto andiamo avanti, sempre tra la gente, sempre raccogliendo le loro grida di dolore fino ad oggi rimaste inascoltate dall’arroganza del centro sinistra che ha pensato bene di perdere tempo rispolverando l’anacronistica diatriba fascismo e antifascismo, piuttosto che ascoltare la loro voce. Noi invece parliamo di fatti attuali e non del ’43: casa, lavoro, sanità, servizi mettendo prima gli italiani, senza perderci in ragionamenti da radical chic che non ci sono mai appartenuti. Da opposizione ora dobbiamo pensare ad essere partito di governo.