C’è anche il candidato alle primarie del Partito Democratico Maurizio Martina. Ha rinunciato alla tappa a Modena del tour della mozione #fiancoafianco, insieme a Matteo Richetti,  per essere vicino a Matteo Renzi, a Torino, per la presentazione del libro dell’ex premier. «Esserci era doveroso, innanzitutto sul piano umano. Un partito è una comunità, quando ci sono leadership come quella di Matteo Renzi, che vivono passaggi delicati, è importante essere presenti», spiega Maurizio Martina, candidato segretario Pd, dal Lingotto. «Di fronte a questa destra pericolosa, non possiamo permetterci il lusso di dividerci – aggiunge – Se tocca a me, dal 4 marzo si lavora unitariamente. I veri avversari sono Salvini, Di Maio e Berlusconi».

Intanto sul palco sale un Matteo Renzi in grande forma. Sala gialla riempita come promesso, dopo che era saltato l’appuntamento di lunedì scorso, al Circolo della Stampa, quando arrivò la notizia degli arresti domiciliari per i genitori.

Un centinaio di persone restano fuori: tutti i 580 posti sono occupati. In prima fila il Presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, vicino Maria Elena Boschi e a molti parlamentari dem, da Mauro Maria Marino a Silvia Fregolent, dal senatore Mauro Laus a Davide Gariglio. In mezzo al pubblico anche Roberto Giachetti, l’altro candidato alla segreteria.

Martina e Giachetti insieme per Renzi. Presenze che non passano certo inosservate e lo dimostra il tweet del capogruppo Pd a Palazzo Madama : “È un bellissimo segnale che due dei tre candidati alle primarie del Pd siano a Torino ad ascoltare Matteo Renzi. Bravi Maurizio Martina e Roberto Giachetti”.

L’occasione è la presentazione dell’ultimo libro “Un’altra strada” edito da Marsilio. Ci scherza su l’ex premier: «Ma su che libri hanno studiato Di Maio e Di Battista, non è che erano i vostri?».
Poi parla subito del momento difficile che sta vivendo: «Di fronte alle difficoltà ci dicono che siamo finiti ma noi siamo quelli che restano e che non mollano mai», e cita un proverbio messicano  “Pensavano di averci seppellito e non sapevano che eravamo semi“.

Saluta Sergio Chiamparino sottolineando che «si contrapporrà all’ala locale dei cialtroni nazionali. Con lui sulla Tav avevamo discusso poi abbiamo ridotto di 3 miliardi il progetto» e precisando che «Sulla Tav c’è stato voto di scambio, Salvini per salvarsi dal processo ha svenduto il nord”.

Sempre sulla Tav ribadisce: «Dovranno venire in parlamento e bloccare tutto. Vedremo se la lega nord, per la padania o come si chiama adesso come si comporterà».
Quando dice di essere orgoglioso dei suoi genitori il pubblico presente si alza in piedi per applaudire finché lui precisa «Sono fiero di Tiziano e Laura Renzi, che si difenderanno nel processo».

«Ai magistrati dico: noi non vogliamo impunità, immunità, scambi per non andare a processo. Noi non scappiamo come fanno gli altri, vogliamo andare in quell’aula. Perché lì vedremo chi ha ragione e chi torto».

Per quanto riguarda la polemica sollevata dal parlamentare grillino Michele Giarrusso, Renzi assicura:«Il senatore Giarrusso ha detto che dovrei essere impiccato. A questo signore dico che lunedì interverrò in aula in Senato perché non mi faccio impaurire da questa gente qui e non ci faranno tacere. È una vergogna che nessuno abbia detto una parola non in difesa mia come persona ma come senatore per il quale questo signore, pure lui senatore, ha auspicato l’impiccagione. A chi vuole tagliarmi la testa rispondo che lunedì ho chiesto al gruppo Pd del Senato di intervenire in aula».

Sul palco Matteo Renzi firma la prima delle querele che aveva promesso di fare entro il 22 febbraio. Per il bene dello show tutti avviene davanti alla platea del Lingotto, dicendo «La prima è per Marco Travaglio».

«Il M5S sta andando verso l’implosione, ma la prossima è la Lega. Non hanno bisogno del nostro odio, ci pensano da soli. Ma poi toccherà a noi e non dovremo pensare a vendicarci, siamo una cosa diversa e se ci fosse qualcuno fra noi più cattivello, non ne avrà il tempo perché ci lasceranno un paese nelle macerie e ancora una volta toccherà a noi portarcelo fuori», afferma verso la conclusione l’ex premier.